Dopo l’infarto, alirocumab previene nuovi eventi e riduce la mortalità

Farmaci

Dopo l’infarto, alirocumab previene nuovi eventi e riduce la mortalità

di redazione

L’aggiunta di alirocumab al trattamento con statine nei pazienti incorsi  recentemente in una sindrome coronarica acuta (infarto del miocardio o angina instabile) riduce le probabilità di morte per tutte le cause e per cause cardiovascolari. 

È il risultato di nuove analisi dello studio ODYSSEY OUTCOMES presentato nel corso del congresso dell'American Heart Association e pubblicato contemporaneamente sul New England Journal of Medicine.

Lo studio è stato condotto su 18.924 pazienti. Una parte di essi, hanno ricevuto alirocumab in aggiunta al trattamento intensivo (o al livello di massima tollerabilità) con statine; altri hanno ricevuto solamente le statine. 

Una prima analisi su 8.242 pazienti seguiti per almeno 3 anni ha mostrato che i pazienti in trattamento con alirocumab presentavano un rischio di morte per tutte le cause del 22% più basso rispetto al gruppo di controllo. Ulteriori analisi hanno mostrato che i pazienti trattati con alirocumab i cui livelli basali di LDL-C erano pari o superiori a 100 mg/dl avevano un rischio inferiore del 29% di morte per tutte le cause.

© Schwartz GG et al. Alirocumab and Cardiovascular Outcomes after Acute Coronary Syndrome. NEJM. 7 nov 2018 nejmoa1801174_t2

«Il significato clinico di quanto dimostrato dallo studio è altamente rilevante, tale da influenzare profondamente le scelte terapeutiche del cardiologo nella gestione quotidiana dei pazienti coronaropatici a rischio cardiovascolare molto alto», ha commentato Claudio Rapezzi, direttore della Cardiologia del Policlinico di Sant’Orsola e Università degli Studi di  Bologna.

«In una condizione ad altissimo rischio, come quella del paziente con “profilo ODYSSEY OUTCOMES”, il  clinico ha oggi l’opportunità di ridurre da subito le recidive di eventi ischemici, fatali e non fatali, e di incidere sulla sua sopravvivenza. Tutto questo mi porta a fare diverse considerazioni. Oltre al noto “quanto più basso è il colesterolo LDL meglio è” ora altre due sfide: “tanto prima si comincia ad abbassare il colesterolo LDL tanto meglio è” e "tanto più a lungo si continua il trattamento tanti più benefici si osservano», ha aggiunto. «Per quanto riguarda la mortalità, è la prima volta che la riduzione di mortalità globale viene documentata per un farmaco inibitore della PCSK9».