Farmaci agnostici “jolly” contro le mutazioni genetiche

Oncologia

Farmaci agnostici “jolly” contro le mutazioni genetiche

di redazione

Cambia la prospettiva: non più “solo” l'organo, ma ora anche la mutazione che avviene nelle cellule e che fa scatenare la malattia: sembra essere questo il nuovo paradigma della lotta ai tumori che, appunto, si sta spostando dall’organo colpito all’alterazione molecolare, in grado di predire la sensibilità alle terapie mirate o all’immunoterapia.

La ricerca scientifica ha raggiunto nuovi traguardi, producendo i cosiddetti, “farmaci agnostici”, considerati “jolly” perché colpiscono in maniera selettiva alcune mutazioni genetiche, indipendentemente dall’organo interessato dalla malattia.

Per rendere effettivo il nuovo modello dell’oncologia di precisione, però, devono essere resi operativi i Molecular Tumor Board (MTB), cioè i team multidisciplinari, indispensabili per interpretare i risultati dei test molecolari e scegliere la terapia migliore (oggi in Italia ne sono attivi solo una decina). E deve essere istituita una Piattaforma nazionale genomica, per condividere i dati delle analisi molecolari e consentire a tutti i pazienti l’accesso alle terapie innovative.

La duplice richiesta viene dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), in una conferenza stampa virtuale, realizzata mercoledì 23 dicembre con il sostegno non condizionato di Bayer.

«L’oncologia è di fronte a profondi mutamenti - osserva Giordano Beretta, presidente nazionale Aiom - che stanno portando all’affermazione di un nuovo modello, definito mutazionale. Il punto chiave del nuovo processo è rappresentato dalla profilazione genomica e, quindi, dall’individuazione della mutazione “driver” e del carico mutazionale, che guidano la scelta della terapia, indipendentemente dalla sede del tumore, dall’età e dal sesso del paziente. I farmaci agnostici sono correlati al modello mutazionale: non sono studiati e testati per la loro efficacia su uno specifico tipo di cancro, ma colpiscono selettivamente alcune mutazioni genetiche, che possono essere responsabili di diverse neoplasie, in diversi organi».

In un’analisi su 500 pazienti con tumori di diverso tipo in stadio avanzato sottoposti a profilazione genomica dal MD Anderson Cancer Center (Houston, USA), nel 30% dei casi è stata riscontrata un’alterazione genetica che può essere bersaglio di trattamenti specifici (definita “actionable”). E in uno studio clinico prospettico su 843 persone con tumore avanzato, un’alterazione actionable è stata identificata, grazie all’analisi genomica, nel 49% dei pazienti.

Un esempio paradigmatico di alternazione genica che può essere trattata con farmaci agnostici è quella del gene NTRK: «I tumori con fusione di NTRK non si limitano a specifici istotipi – spiega Nicola Silvestris, membro del Direttivo nazionale Aiom - ma possono interessare qualsiasi organo. L’identificazione delle neoplasie portatrici di questi riarrangiamenti genici è fondamentale per la selezione dei pazienti che possono beneficiare delle terapie mirate appartenenti alla famiglia degli inibitori della tirosin-chinasi».

La grande complessità della gestione del modello mutazionale in oncologia richiede però l’attivazione di MTB, formati da oncologo medico, anatomopatologo, biologo molecolare, genetista, farmacologo clinico, farmacista ospedaliero, bioinformatico, epidemiologo clinico, bioeticista e rappresentanti dei pazienti, «in cui siano integrate molteplici competenze per governare i processi clinici e decisionali di appropriatezza». Inoltre, una Piattaforma nazionale genomica permetterebbe di produrre «nuove conoscenze e l’accesso dei pazienti alle terapie innovative – aggiunge Beretta - consentendo al contempo la valutazione dell’efficacia e dei costi e un maggiore governo della pratica clinica. La Piattaforma, tuttavia, «non dovrà sostituire i sistemi informatici già disponibili – precisa il presidente dell'Aiom - né creare un sistema aggiuntivo di centralizzazione dei dati, che rimarranno nella custodia dei laboratori e delle Istituzioni che li hanno generati», ma «dovrà affiancarsi a quelle locali e creare un sistema virtuale di condivisione dei dati genomici basato sulla interoperabilità».