Hiv. Per le donne, la profilassi si fa con un’iniezione ogni due mesi

Lo studio

Hiv. Per le donne, la profilassi si fa con un’iniezione ogni due mesi

La maggiore aderenza è la chiave di un nuovo approccio alla profilassi dell’Hiv nelle donne. Il regime terapeutico prevede un’iniezione ogni 8 settimane e le donne preferito questo approccio rispetto al regime convenzionale basato sull’assunzione di una pillola al giorno

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Immagine: USAID in Africa, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Quando due strategie di prevenzione differenti sono ugualmente efficaci, la scelta ricade su quella più facile da seguire. E nel caso della profilassi pre-esposizione per l’Hiv un’iniezione ogni otto settimane assicura una maggiore aderenza rispetto a una pillola al giorno. 

È il risultato di uno studio condotto su 3.200 donne tra i 18 e i 45 anni di età negative all’Hiv ma ad elevato rischio di infezione in 7 Paesi dell’Africa Sub-Sahariana (Botswana, Kenya, Malawi, Sud Africa, Swaziland, Uganda e Zimbabwe). 

Il trial (il cui nome è HPTN 084), sostenuto dai National Institutes of Health, metteva a confronto l’efficacia nel prevenire le infezioni da Hiv di due farmaci con diverse modalità di assunzione: il cabotegravir, che richiede un’iniezione ogni 8 settimane, e il tenofovir disoproxil fumarato (nome commerciale Truvada) che consiste in una pillola da assumere quotidianamente.

Truvada è attualmente l’unico farmaco approvato dalla Food and Drug Administration per la prevenzione dell’Hiv nelle donne esposte a rapporti sessuali a rischio. Si tratta di un prodotto altamente efficace nel pervenire le infezioni per via sessuale quando viene assunto regolarmente, ogni giorno. Ma molte donne faticano a rispettare l’appuntamento quotidiano vanificando quindi le potenzialità preventive della terapia. 

«Le donne nei paesi in cui è stato condotto lo studio e in tutta l'Africa orientale e meridionale continuano a sperimentare un'elevata incidenza di Hiv. Sono necessarie scelte di prevenzione più efficaci e accettabili.

Una formulazione iniettabile a lunga durata d'azione ha il potenziale per migliorare l'effetto di prevenzione senza fare affidamento sull'aderenza a un regime di profilassi orale giornaliero e per aumentare le scelte di prevenzione e l'accettabilità tra le donne», si legge in una nota dell’Oms a commento dei risultati dello studio. 

Le partecipanti al trial clinico sono state divise in due gruppi e diversi  sottogruppi per poter avere i dati di efficacia e sicurezza più affidabili possibili. Il cabotegravir è stato quindi confrontato con iniezioni placebo, pillole placebo e pillole di Truvada. 

Lo studio di fase 3 è stato interrotto prima del previsto per decisione del data and safety monitoring board (DSMB), il comitato indipendente di esperti che monitora l’andamento dei trial clinici. I risultati hanno dimostrato in anticipo che l’iniezione a lunga durata era più efficace della pillola giornaliera nel pervenire l’Hiv. Tra le 38 donne che hanno contratto l’infezione, solo 4 avevano ricevuto cabotegravir, mentre 34 avevano assunto Truvada. Tradotto in termini statistici significa che nel gruppo trattato con cabotegravir il tasso di incidenza di Hiv è stato dello 0,21 per cento e nel gruppo del farmaco orale dell’1,79 per cento. 

«Sebbene entrambi i metodi di profilassi preesposizione fossero altamente efficaci nel prevenire l'infezione da Hiv, l'effetto protettivo di cabotegravir soddisfaceva i criteri statistici di superiorità», si legge nella dichiarazione dei National Institutes of Health. 

Insomma, se un farmaco altamente efficace non viene assunto come previsto dal regime terapeutico smette di essere efficace. 

Gli sperimentatori sono stati invitati dal comitato indipendente a interrompere lo studio che avrebbe dovuto proseguire fino al 2022 e a condividere i dati con la comunità scientifica. Gli scienziati però continueranno a raccogliere dati sull’efficacia del farmaco iniettabile nella prevenzione dell’infezione da Hiv nel mondo reale. 

Secondo le stime dell’Oms la nuova strategia profilattica potrebbe essere proposta alle donne africane non prima del prossimo anno.

«È incoraggiante apprendere che un'opzione di profilassi preesposizione iniettabile a lunga durata d'azione si è dimostrata altamente efficace nelle donne. Il cabotegravir ha il potenziale per aumentare le opzioni e superare alcune delle barriere legate all'aderenza all'uso a lungo termine della prevenzione dell'Hiv.

Ma è anche importante mitigare le aspettative: ci sono ancora alcune importanti questioni di sicurezza e implementazione da affrontare».