Ipertensione polmonare: colpire subito e colpire forte. Senza aver paura di cambiare

Strategie terapeutiche

Ipertensione polmonare: colpire subito e colpire forte. Senza aver paura di cambiare

di redazione

È una corsa contro il tempo. Per avere una diagnosi non troppo in ritardo per colpa di sintomi generici e della scarsa conoscenza della malattia da parte di medici non esperti. Perché, per esempio, nel caso dell’ipertensione arteriosa polmonare (PAH), i farmaci ci sono, ma vanno usati presto e in modo aggressivo. “Colpisci forte e colpisci subito” è il nuovo approccio al quale si è ora aggiunto “non ti accontentare”. In alcuni pazienti, infatti, può essere necessario un cambiamento, uno switch, nella terapia. Importanti conferme in questo senso arrivano dallo studio REPLACE presentato lo scorso settembre al congresso dell'European Respiratory Society.

Si parlerà di questo, ma inevitabilmente anche di Covid-19, al Congresso nazionale IPHNET che si apre giovedì 12 novembre in modalità virtuale. Perché i pazienti con ipertensione polmonare non possono aspettare che la pandemia finisca: la loro malattia, rara e invalidante, corre veloce e sia le prime diagnosi sia le visite di controllo non possono attendere i tempi del Covid-19.

«Nell’ipertensione polmonare – spiega Stefano Ghio, della Divisione di cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia – la diagnosi è importante, ma non basta. È fondamentale capire anche la progressione della malattia e, quindi, la condizione in cui si trova il paziente grazie alla stratificazione del rischio. Davanti a un paziente a rischio intermedio non ci si deve accontentare, ma va cambiato l’approccio alla terapia». In questi pazienti «noi possiamo fare diverse scelte terapeutiche - precisa Carmine Dario Vizza, responsabile del Centro di Ipertensione polmonare primitiva dell’Università di Roma La Sapienza - ma è fondamentale, comunque, fare qualcosa in più rispetto alla terapia che stanno seguendo. Lo switch rappresenta un’opzione terapeutica importante».

«Non vi dimenticate dei malati rari» chiedono Laura Gagliardini e Vittorio Vivenzio, presidente e vicepresidente dell’Associazione italiana malati di ipertensione polmonare (Amip). «Abbiamo paura della pandemia, certo – aggiungono - ma anche della malattia che se non tenuta sotto controllo regolarmente continua la sua corsa. In questo momento se chiudiamo gli ambulatori o rimandiamo le visite non urgenti il malato raro si sente ancora più abbandonato. C’è il Covid-19, lo sappiamo, e forse chiediamo troppo, ma i malati rari non si possono abbandonare».

«È importante che anche in questo momento così difficile non venga meno l’attenzione verso le persone più fragili, tra le quali coloro che soffrono di ipertensione polmonare – dice Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di MSD Italia – che già si trovano a dover fare i conti con un ritardo nella diagnosi e non possono permettersi di rimandare visite e controlli che sono fondamentali davanti a una patologia rara e invalidante. Novembre è il mese dedicato all’ipertensione polmonare, un’occasione per parlare di una malattia ancora troppo poco conosciuta. Quest’anno, per la situazione che stiamo vivendo, è ancora più importante tenere alta l’attenzione e fare uno sforzo importante per non lasciare indietro nessuno. Perché la domanda di salute è aumentata – conclude - e trovare le risposte adeguate è sempre più difficile».