La ketamina aiuta contro la depressione resistente. E ora sappiamo perché

Lo studio

La ketamina aiuta contro la depressione resistente. E ora sappiamo perché

La ketamina agisce in fretta e funziona nei casi resistenti ai farmaci di prima linea, gli SSRI. Ora uno studio su Nature sembra aver individuato il meccanismo che ne spiega l’efficacia. La scoperta può portare a nuovi farmaci efficaci come la ketamina ma con meno rischio di dipendenza

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Immagine: BrookLorin, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione

Agisce in poche ore, quando normalmente ci vogliono settimane prima di poter sperimentare effetti positivi, e funziona nei casi più difficili. Stiamo parlando della ketamina, il farmaco dai tanti usi con azione analgesica, anestetica e psicogena, che ultimamente si è rivelato un potente antidepressivo (è il principio attivo di esketamina spray nasale per il trattamento della depressione maggiore approvato l’anno scorso da Fda ed Ema). Ma il meccanismo che ne determina l’efficacia antidepressiva non era ancora stato del tutto chiarito. La lacuna viene adesso colmata da uno studio su Nature che ha ricostruito il processo grazie al quale la ketamina modifica l’umore. 

Tutto dipenderebbe dal ruolo di un gruppo di proteine chiamate 4E-BP coinvolte nella formazione della memoria. Almeno così dimostrano gli esperimenti sui topi. I ricercatori hanno osservato l’effetto della ketamina sul comportamento e l’attività neuronale dei topi a cui erano state sottratte, con tecniche di editing genetico, le proteine 4E-BP. Negli animali con questo deficit la ketamina non svolgeva la sua azione antidepressiva. 

Le proteine 4E-BP agiscono come un interruttore che attiva o disattiva il processo di sintesi proteica essenziale per la formazione della memoria.

Queste proteine incidono sull’attività dei due principali tipi di neurotrasmettitori, quelli eccitatori, che costituiscono la maggior parte dei neuroni in alcune parti del cervello, e quelli inibitori, che controllano i neuroni eccitatori e hanno importanti effetti sul comportamento. La rimozione di 4E-BP dalle cellule inibitorie era sufficiente per bloccare l'effetto della ketamina. La ketamina si è imposta sulla scena dei farmaci antidepressivi come una svolta nel trattamento del disturbo psichiatrico. Il 30 per cento dei pazienti è resistente ai farmaci di prima linea (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina SSR1) e le dosi subanestetiche di ketamina forniscono effetti antidepressivi rapidi e duraturi. Ma c’è l’altra faccia della medaglia: la ketamina dà assuefazione. 

I ricercatori sperano che le loro scoperte aprano la strada a terapie antidepressive migliori, più sicure e con un minor rischio di dipendenza  per i pazienti con disturbo depressivo maggiore. «Troppe decisioni continuano a essere prese ricorrendo a un approccio per tentativi ed errori che può prolungare la sofferenza dei pazienti e influire sulla loro qualità di vita. La nostra scoperta ha il potenziale per avvicinarci alla ricerca di un'alternativa più sicura alla ketamina e, in ultima analisi, a un approccio medico personalizzato, in cui i trattamenti medici siano adattati alle caratteristiche individuali di ciascun paziente», afferma Aguilar-Valles, tra gli autori dello studio.

I ricercatori hanno anche intenzione di verificare se la risposta alla ketamina sia la stessa tra uomini e donne. Una eventuale differenza di genere nella reazione alla ketamina potrebbe avere importanti implicazioni per il trattamento delle persone con disturbi depressivi, tra cui le donne sono significativamente in numero superiore.