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L'Adhd dipende da disturbi del sonno?
Redazione
I pazienti con deficit dell’attenzione e iperattività impiegano un’ora e mezza di più a entrare nel sonno profondo rispetto alla popolazione generale. Da qui, il sospetto di un legame tra insonnia e disturbo neurologico. Un nuovo studio attribuisce un ruolo importante al ritmo circadiano

Disturbi del sonno e deficit di attenzione (Attention deficit hyperactivity disorder, Adhd) sono due lati della stessa medaglia. Lo sostiene un nuovo studio presentato al Congresso della Ecnp (Parigi, 2-5 settembre) che mostra una stretta relazione tra anomalie del ritmo circadiano e le difficoltà di concentrazione e l’iperattività tipici delle persone con Adhd. Parlando di Adhd ci si riferisce a un insieme di sintomi comportamentali con una base neurobiologica, tra cui incapacità di mantenere l’attenzione, iperattività, variazioni dell’umore e impulsività. La maggior parte delle diagnosi avviene tra i 6 e i 12 anni, ma sono in aumento i casi tra la popolazione adulta.

I ricercatori guidati da Sandra Kooij, professoressa di psichiatria al VU University Medical Centre di Amsterdam, hanno osservato che il 75 per cento dei pazienti con Adhd entra con un ritardo di un’ora e mezza rispetto al resto della popolazione nella fase del sonno vero e proprio, quella caratterizzata da una serie di tangibili cambiamenti fisici, tra cui un aumento dei livelli di melatonina, le modifiche nei movimenti del corpo e il fisiologico abbassamento della temperatura. 

Ci sono poi un’altra serie di indizi che fanno sospettare un legame tra i problemi del sonno e la sindrome neurologica. Alcune manifestazioni dell’uno e dell’altro disturbo sono simili, come le gambe senza riposo. I pazienti con Adhd, inoltre, a differenza della maggior parte delle persone sono più vigili la sera e molti di loro ottengono benefici dall’assunzione di melatonina o da terapie a base di bagni di luce accesa la mattina, utili a ristabilire il ritmo circadiano. 

E, se non bastasse, va ricordato che il 70 per cento di adulti che soffrono di Adhd hanno una maggiore sensibilità alla luce e sono costretti in molti casi a indossare per lunghi periodi gli occhiali da sole durante il giorno. Un’abitudine deleteria per il corretto andamento del ciclo circadiano. 

«Non stiamo dicendo che tutti i problemi dell’Adhd dipendono dalle anomalie del ritmo circadiano - afferma Kooij - ma sembra sempre più probabile che questo abbia un ruolo importante». 

Il futuro obiettivo della ricerca sarà l’individuazione di biomarcatori che possano confermare la relazione tra disturbi del sonno e Adhd. 

«Stiamo lavorando per trovare indicatori come i livelli di vitamina D, il glucosio nel sangue, i livelli di cortisolo, la pressione sanguigna nelle 24 ore, la variazione del ritmo cardiaco e così via» spiega Kooij. «Se la relazione verrà dimostrata con prove convincenti, per i ricercatori arriverà il momento di porsi la delicata domanda: è l’Adhd a causare l’insonnia o viceversa? Se si tratta del secondo caso - commentano i ricercatori - potremmo trattare i sintomi dell’Adhd senza ricorrere ai farmaci, ma cambiando le abitudini legate al sonno e prevenire così l’impatto negativo dell’insonnia sulla salute»

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