Mal di denti: spesso gli antibiotici non servono

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Mal di denti: spesso gli antibiotici non servono

In molti preferiscono evitare il dentista quanto più possibile e di fronte al mal di denti chiedono un consiglio al medico di famiglia che in più di un caso su due prescrive un antibiotico spesso inefficace. Così finiscono per aggravare il problema

di Cristina Gaviraghi

L’allarme viene dall’Inghilterra, precisamente dall’Università di Cardiff: sono molti i pazienti che si recano dal medico di base per problemi ai denti e in più della metà dei casi escono dall’ambulatorio con in tasca la prescrizione di un antibiotico, spesso inutile.

Il dato è stato pubblicato sul British Journal of General Practice e si basa sull’esame di circa 300 mila consulti dentali effettuati presso il medico di famiglia tra il 2004 e il 2013. Questi consulti, il 57,1 per cento delle volte si sarebbero risolti con la prescrizione di un antibiotico. 

Diverse le ragioni che potrebbero spiegare il fenomeno: da questioni economiche alla difficoltà di ottenere un appuntamento presso un odontoiatra in tempi brevi. Motivi a cui si potrebbe aggiungere anche la maggior semplicità e confidenza con cui il paziente si rivolge al proprio medico di famiglia. Le ragioni precise non sono certe, ma sicuri sono invece gli effetti negativi che quanto osservato porta con sé.

«Molti disturbi ai denti non possono essere gestiti in maniera efficace da un medico di base che viene così anche sovraccaricato di lavoro inutile», dichiara Anwen Cope, dentista a Cardiff.

Al medico di famiglia si chiede di intervenire in qualcosa che non è di sua competenza, può metterci magari una pezza, ma per risolvere il disturbo ci vuole l’intervento di uno specialista. Il mal di denti non è infatti che un sintomo generico alla base del quale ci può essere una carie più o meno estesa, una gengivite o una sofferenza del nervo dentale. Con l’assunzione di un farmaco si può anche alleviare il sintomo doloroso, ma finché non si interviene direttamente in bocca, sulla causa reale del disturbo, la questione non può dirsi risolta, e questo può essere fatto solo sedendosi sulla poltrona del dentista.

«Le cure che un paziente con mal di denti può ricevere da un medico generico non portano benefici risolutivi e a lungo termine possono aggravare la situazione perché il disturbo vero si trascina nel tempo», ribadisce Cope.

La tendenza poi, da quanto emerge dall’indagine britannica, è quella di liquidare il tutto con un antibiotico, assumendo quindi che alla base del mal di denti ci sia un’infezione batterica. Non sempre, però, questo è il caso. Il dolore dentale si risolve ed esempio con l’otturazione di una carie o una devitalizzazione del dente stesso, a seconda della gravità del problema, ma solo in alcuni casi vi è la sovrapposizione di un’infezione batterica da curare con anche l’aiuto di un antibiotico.

«Prescriverlo ai primi segnali di mal di denti non solo può essere inutile, ma può causare effetti collaterali, incrementare il ricorso a nuovi consulti medici e, cosa ancor più grave, contribuire ad accrescere il fenomeno dell’antibioticoresistenza. Ecco perché è fondamentale migliorare tra i medici l’efficienza e l’appropriatezza della prescrizione di questi farmaci anche per disturbi dentali», concludono i ricercatori britannici.

E sarebbe bene evitare anche il fai da te. Spesso, prima di decidersi a chiamare il dentista, intimoriti dall’ipotesi di passare sotto le grinfie di trapani e fastidiose anestesie, si prova un po’ di tutto. Dall’antidolorifico consigliato dal medico di base chiamato al telefono all’antinfiammatorio suggerito dall’amico e magari anche le ultime compresse di antibiotico rimaste nella scatola che tanto hanno fatto bene in un’altra occasione. La tendenza a credere che il mal di denti vada curato con dei farmaci è dura a morire anche a casa nostra, ma per risolvere il problema alla radice non ci sono scorciatoie, serve il dentista.