In Italia la scarsa aderenza alle cure mediche è stimato in 16 miliardi di costi diretti e 5 miliardi di costi indiretti all’anno.
L’aderenza alle terapie farmacologiche, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, è il comportamento con cui il paziente segue le raccomandazioni condivise con il medico. Solo per le malattie croniche, a livello globale, la mancata aderenza terapeutica arriva al 50%. Ma l’assunzione non corretta dei farmaci è un grave problema, anche da un punto di vista socio-economico. In tutta Europa, infatti, costa oltre 125 miliardi di euro ogni anno per ricoveri ospedalieri o ambulatoriali o per la somministrazione di altre cure.
È un problema noto da tempo nel trattamento di patologie croniche molto diffuse come quelle cardiovascolari e metaboliche. Si sta tuttavia diffondendo anche in oncologia medica dove la complessità dei trattamenti e i loro effetti collaterali possono rendere più difficile per un paziente mantenere una corretta aderenza alle cure.
A questi temi è stato dedicato il convegno nazionale “Aderenza terapeutica nei pazienti cronici e oncologici: adesione alle prescrizioni, misurazione soggettiva ed oggettiva”, promosso martedì 9 settembre dalla Confederazione degli oncologi, cardiologi e ematologi (Foce) con il contributo non condizionato del Gruppo Servier in Italia.
«Il cancro è ancora percepito come una malattia molto grave e potenzialmente letale – osserva Francesco Cognetti, presidente Foce - e questo può influenzare il decorso dei trattamenti sia in modo positivo che negativo. Per esempio il tumore del colon-retto è uno dei più diffusi in Italia e fa registrare ogni anno più di 48 mila casi sia maschili che femminili. Il tasso di non aderenza alle terapie supera il 40% ed è causato da molti fattori clinici-psicologici oltre che sociali». Oggi, anche per la fase metastatica della malattia, esistono farmaci orali molto efficaci e “comodi”. «È’ però fondamentale – avverte Cognetti - rispettare tutte le modalità di assunzione indicate dagli specialisti medici».
In tutte le malattie, croniche e acute, le cause che influenzano la mancata aderenza possono essere innumerevoli: «I pazienti possono dimenticarsi della “pillola” – precisa Cognetti - oppure non prenderla per timore di possibili effetti collaterali o di pesanti controindicazioni». Tuttavia «possono esserci alla base anche ragioni più complesse – aggiunge - che riguardano, per esempio, una scarsa comunicazione tra gli operatori sanitari e i pazienti. Compito del medico deve essere sempre fornire informazioni semplici e comprensibili. Deve poi coinvolgere il malato nelle decisioni riguardanti i farmaci, anche semplificando i regimi terapeutici e sostenendolo lungo tutto il percorso terapeutico. Va realizzata quindi un’alleanza terapeutica centrata sulla persona – conclude Cognetti - naturalmente insieme alle altre figure professionali che compongono il team multidisciplinare».
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