Melanoma, ancora un passo avanti: il vaccino a mRna riduce le recidive

Lo studio

Melanoma, ancora un passo avanti: il vaccino a mRna riduce le recidive

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Immagine: ŽupaBA VUCBA, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
I dati presentati al meeting annuale dell’American Association for Cancer Research sono incoraggianti: i pazienti con melanoma avanzato trattati con il vaccino terapeutico in aggiunta all’immunoterapia hanno un rischio del 44% di recidiva rispetto alla sola immunoterapia

La lotta al melanoma, dopo che negli ultimi 10 anni è stata letteralmente rivoluzionata dall'avvento dei farmaci inibitori dei checkpoint del sistema immunitario, fa un ulteriore passo avanti. E lo fa ancora nel campo dell'immunoterapia con un abbinamento tra un farmaco immunoterapico (pembrolizumab di Msd, Merck in Usa e Canda) e un vaccino terapeutico a mRna sviluppato da Moderna.

Lo scopo del trattamento è prevenire le recidive dopo l'asportazione del tumore. Una sperimentaizone di fase IIb presentata al meeting annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR, 14-19 aprile Orlando, Florida) mostra che è efficace. 

La cautela è d’obbligo. Lo studio è ancora nella fase 2 e i dati, anche se incoraggianti, sono riferiti a un numero esiguo di pazienti (150). Inoltre, bisognerà verificare la reale applicabilità di questo approccio perché andranno anche considerati i costi e la complessità della procedura richiesta per la realizzazione del vaccino. 

Come funziona il vaccino anti-melanoma

Il vaccino contro il cancro funziona proprio come quelli rivolti contro Sars-Cov-2, nel senso che induce il sistema immunitario a prendere di mira alcune specifiche proteine presenti, invece che sul virus, sulle cellule tumorali (neoantigeni). Anche in questo caso l’mRna, il messaggero in possesso delle istruzioni per il sistema immunitario, viene avvolto in capsule di nanoparticelle di lipidi che si introducono nelle cellule bersaglio.  Il vaccino anti-cancro possiede però, rispetto a quelli anti-virali, un tratto distintivo: è personalizzato. Significa che viene realizzato partendo dai campioni tumorali prelevati dal singolo paziente e viene confezionato su misura, in circa 8 settimane, in base alle mutazioni genetiche del tumore specifico. Il vaccino di Moderna è in grado di riconoscere fino a 34 neoantigeni differenti. Questo aspetto si è rivelato vincente rispetto agli altri vaccini anti-cancro sperimentati in precedenza che non potevano vantare lo stesso grado di precisione nel colpire il bersaglio. L’ostacolo da superare non era infatti banale: molti antigeni che si trovano nelle cellule tumorali sono presenti anche nelle cellule sane e c’è il rischio di sbagliare la mira.  Il nuovo vaccino mostra di avere una marcia in più perché sa esattamente dove colpire.

I risultati dello studio

Lo studio che ha testato l’efficacia del vaccino in combinazione con pembrolizumab ha coinvolto 150 persone affette da melanoma avanzato che erano state sottoposte a un intervento chirurgico per la rimozione del tumore dai tessuti in cui era penetrato (prevalentemente linfonodi, ma anche altri organi). Tutti i pazienti hanno ricevuto pembrolizumab ma circa i due terzi di loro (107 persone) hanno ricevuto, in aggiunta all’immunoterapia, il vaccino a mRna neoantigenico sotto forma di infusione ogni tre settimane per circa quattro mesi. I dati preliminari avevano già mostrato che i pazienti trattati con il vaccino in combinazione con l’immunoterapia avevano una probabilità del 44 per cento inferiore di morire o di andare incontro a recidiva rispetto a chi aveva ricevuto solo l’immunoterapia. I risultati aggiornati presentati in questi giorni al convegno dell’American Association for Cancer Research forniscono maggiori dettagli: 84 dei 107 pazienti trattati con il vaccino (79%) non avevano avuto ricadute nei 18 mesi successivi alla terapia in confronto a 31 pazienti su 50 (62%) del gruppo trattato solo con l’immunoterapia. 

Altri trial in corso 

Altre aziende stanno stanno testando i vaccini a mRna che prendono di mira i neoantigeni dei tumori. Entro la fine dell’anno dovrebbero arrivare i risultati dei trial clinici condotti da BioNTech e da Genentech su un vaccino contro il melanoma metastatico non operabile, una sfida ancora più difficile perché in questo caso il sistema immunitario dei pazienti è particolarmente indebolito.

La farmaceutica Gritstone bio sta testando un vaccino mRNA contro il cancro al colon metastatico. Ma i dati più attesi sono quelli dello studio di BioNTech e Genentech sull’efficacia di un vaccino per il cancro al pancreas, uno dei tumori più difficili da prendere mira con i vaccini a mRna neonatigenici per il numero estremamente basso di mutazioni presenti nelle cellule tumorali.