Melanoma: l’immunoterapia neoadiuvante evita le recidive

La terapia alternativa

Melanoma: l’immunoterapia neoadiuvante evita le recidive

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Immagine: Bill Branson (Photographer), Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
I risultati di uno studio di fase 2 pubblicati su Nature dimostrano l’efficacia e la sicurezza della terapia pre-operatoria con due inibitori di checkpoint immunitario nei pazienti con melanoma operabile al terzo stadio

La combinazione di due farmaci immunoterapici, relatlimab e nivolumab, somministrata prima dell’intervento chirurgico nei pazienti con melanoma al terzo stadio è sicura ed efficace, tanto da aver eliminato il tumore in modo completo nel 57 per cento dei casi e in maniera parziale (fino al 50%) nel 70 per cento dei casi. 

Nessun paziente ha mostrato eventi avversi immuno-correlati gravi o ha dovuto rimandare l’intervento per la tossicità del pre-trattamento.

In linguaggio medico si chiama “terapia neoadiuvante”. Ci si riferisce a un trattamento somministrato prima dell’intervento chirurgico per aumentare le possibilità di successo dell’operazione. 

Per lo più si usa la chemioterapia, ma in questo caso si ricorre all’immunoterapia. I due farmaci, testati in combinazione in uno studio di fase 2 descritto su Nature, fanno parte entrambi della categoria degli inibitori di checkpoint immunitario, molecole che “tolgono il freno” al sistema immunitario consentendogli di attaccare le cellule tumorali. 

Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Andersono Cancer Center dell’Università del Texas. «Con il melanoma in stadio clinico III, il rischio che il cancro si ripresenti dopo l'intervento chirurgico può raggiungere il 50 per cento. Uno degli obiettivi dell'immunoterapia neoadiuvante è ridurre la possibilità di recidiva valutando in fase più precoce i trattamenti che si sono rivelati vantaggiosi per la malattia operabile in stadio IV. I nostri risultati vanno a sostegno dell’efficacia della combinazione di relatlimab e nivolumab come opzione di trattamento sicura ed efficace nel contesto neoadiuvante per il melanoma in stadio III», ha affermato Rodabe Amaria, autore principale dello studio. 

Lo studio ha coinvolto 30 pazienti dall’età media di 60 anni (63%uomini)  a cui è stata somministrata la combinazione in due dosi nella fase preoperatoria (neoadiuvante). Dopo l’intervento, nella fase adiuvante, i pazienti hanno ricevuto 10 dosi della stessa combinazione. Tutti i partecipanti sono stati seguiti per più di due anni. La terapia neoadiuvante ha comportato un tasso di sopravvivenza libera da recidiva del 97 per cento a un anno e dell’82 per cento a due anni. 

Si tratta di risultati più positivi rispetto a quelli di  studi precedenti che che avevano valutato l’efficacia di nivolumab da solo o in combinazione con l’altro farmaco immunoterapico ipilimumab che avevano mostrato un rapporto non vantaggioso tra rischi e benefici della combinazione. 

«Siamo molto lieti di vedere che la combinazione di relatlimab e nivolumab ha bilanciato sicurezza ed efficacia e non ha comportato alcun ritardo nell'intervento chirurgico. Vogliamo fornire ai pazienti un'opzione terapeutica che aiuti a ridurre il rischio di recidiva del cancro dopo l'intervento chirurgico. I nostri dati integrano i risultati dello studio RELATIVITY-047 e forniscono ulteriori prove a sostegno dell'uso di questa combinazione nel melanoma», ha dichiarato Amaria.

La combinazione relatlimab e nivolumab ha ricevuto lo scorso settembre l'approvazione da parte della Commissione europea per il trattamento del melanoma inoperabile o metastatico.

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