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Mieloma multiplo, un nuovo trattamento per i pazienti che non possono accedere al trapianto
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    Immagine: www.scientificanimations.com, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Ok Ue a isatuximab in aggiunta al regime di trattamento standard. Prolunga la sopravvivenza e avvicina alla cronicizzazione

Per i pazienti con mieloma multiplo che non possono essere sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche è disponibile un nuovo regime terapeutico che riesce a prolungare la sopravvivenza libera da progressione di malattia. Il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (Chmp) dell'Agenzia Europea per i Medicinali (Ema), ha infatti dato l’ok all’approvazione di isatuximab, in aggiunta allo standard di cura composto da bortezomib, lenalidomide e desametasone), nel trattamento dei pazienti adulti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali. 

Il mieloma multiplo è un tumore che colpisce le plasmacellule, un tipo di cellule del midollo osseo, causandone una moltiplicazione abnorme. In Italia ogni anno tra 4.500 e 6.000 persona hanno diagnosi di mieloma multiplo; quasi la metà ha più di 70 anni, ma il tumore può colpire anche persone più giovani. 

A oggi esistono due approcci al trattamento del mieloma multiplo: una fetta di pazienti - più giovani e senza controindicazioni - può intraprendere la strada del trapianto di cellule staminali ematopoietiche, che serve a ripristinare il sistema ematopoietico responsabile della produzione delle cellule del sangue. È un trattamento che può liberare dalla malattia per lunghi periodi di tempo, ma solo in rari casi può essere risolutivo: la malattia ha infatti una elevata tendenza a recidivare. Inoltre, è un approccio che non è esente da rischi e a cui solo una porzione di pazienti può ricorrere.

Per tutti gli altri si opta per regimi terapeutici che comprendono diversi farmaci. È a una parte di questi che si rivolge la nuova opzione terapeutica approvata dall’Ema, che aggiunge isatuximab a uno dei regimi di trattamento standard. 

«Il mieloma è una patologia per la quale negli ultimi venti anni l’ambito terapeutico è stato interessato da una vera e propria rivoluzione», spiega Maria Teresa Petrucci, dirigente medico all’Ematologia dell’Azienda Policlinico Umberto I, del Dipartimento di Biotecnolgie cellulari ed ematologia dell'Università Sapienza di Roma. 

«Oggi abbiamo molti pazienti lungosopravviventi – osserva - grazie ai tanti nuovi trattamenti di cui disponiamo. Tra questi, un’associazione di tre farmaci che sono bortezomib, lenalidomide e desametasone ha decisamente migliorato l’outcome. L’aggiunta di isatuximab ha ulteriormente migliorato l’andamento della malattia, con risposte molto profonde e sopravvivenze molto lunghe». 

Isatuximab è un anticorpo monoclonale che si lega a una porzione della proteina CD38, un recettore presente in quantità elevata sulla superficie delle cellule di mieloma multiplo. Legandosi alle cellule tumorali, il farmaco ne induce la morte e allo stesso tempo attiva diversi meccanismi immunitari finalizzati a combattere il tumore. Sia in Europa sia in Usa il  farmaco è già approvato in associazione con altri regimi terapeutici come seconda o successiva linea di trattamento in pazienti con mieloma multiplo che sia recidivato.

La nuova approvazione da parte dell’Ema rende disponibile isatuximab anche come trattamento di prima linea per i pazienti di nuova diagnosi che non possono accedere al trapianto. 

La decisione dell’Agenzia europea si basa sui dati dello studio fase 3 IMROZ. 

Dalla sperimentazione, «quello che vediamo con delle osservazioni di quasi 60 mesi sono delle progression free survival, cioè pazienti che sono senza malattia, che si protraggono per anni, con sopravvivenze libere dalla progressione della malattia che vengono proiettate a 90 mesi», illustra Petrucci. Nel dettaglio, lo studio mostra che rispetto al regime senza isatuximab, l’aggiunta del farmaco riduce del 40% il rischio di progressione della malattia o di morte.

«Se pensiamo che si parla soprattutto di pazienti anziani - ricordo che l'età media dei nostri pazienti è di circa 70 anni - a cui possiamo assicurare delle sopravvivenze libere da progressione anche di 90 mesi, si va verso la possibilità di cronicizzare questa malattia grazie all’aggiunta di questo farmaco». 

Il trial, inoltre, ha fatto emergere un altro aspetto. «Questo farmaco non agisce in modo negativo sulla qualità di vita. Ciò consente di prolungare le sopravvivenze e di renderle anche accettabilissime, in cui i pazienti fanno vite pressoché normali», conclude Petrucci. 

«Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, il mieloma multiplo resta una malattia inguaribile. Sanofi, recependo questa esigenza, ha sviluppato isatuximab, che oggi  è il primo trattamento anti-CD38 approvato in Ue in combinazione con la terapia standard bortezomib, lenalidomide, desametasone per questa tipologia di pazienti», dice Mariangela Amoroso, Country Medical Lead & Medical Head Specialty Care di Sanofi Italia.

L’impegno dell’azienda in campo oncologico e oncoematologico è di lunga data. «La nostra intenzione è quella di sviluppare trattamenti potenzialmente trasformativi che sfruttino il potere dell’immunità innata e adattativa», spiega Amoroso. «È questa l’ambizione di Sanofi: diventare leder globali dell’immunologia. Ciò rappresenta un elemento chiave di tutta la nostra strategia che è basata sull’innovazione scientifica, il focus sui pazienti e le collaborazioni strategiche».

L’azienda, continua Amoroso, punta allo sviluppo di meccanismi d’azione o combinazione che «sono sempre indirizzate a dei potenziali “primi della classe” o i “migliori della classe”. E abbiamo esempi concreti, come isatuximab nel mieloma multiplo, gli NK cell engagers, le terapie CAR-T in vivo, gli anticorpi bipecifici o le terapie cellulari», conclude Amoroso.

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