Mieloma multiplo: un nuovo trattamento per i pazienti più fragili

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Mieloma multiplo: un nuovo trattamento per i pazienti più fragili

Una nuova terapia, impiegata dopo il fallimento di altre linee di trattamento, prolunga il tempo libero da malattia e la sopravvivenza

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Immagin: www.scientificanimations.com, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Le cure non mancano, eppure non si guarisce. È il paradosso del mieloma multiplo, il secondo tumore ematologico per diffusione. Una neoplasia che colpisce soprattutto gli anziani e la cui incidenza, per questa ragione, è in continuo aumento come conseguenza dell’allungamento della vita media. 

Per il mieloma multiplo oggi c’è un’ulteriore opzione di cura che aiuta a compiere un passo avanti per portare, se non alla guarigione dalla malattia, almeno a una sua cronicizzazione, allungando sempre di più il tempo senza recidive con una migliore qualità di vita. 

È infatti disponibile in Italia una nuova terapia - isatuximab - per il trattamento delle forme di mieloma multiplo recidivate e refrattarie. Il nuovo farmaco è un anticorpo monoclonale diretto contro CD38, una proteina altamente espressa sulla superficie delle cellule del mieloma multiplo; si somministra per via endovenosa in combinazione con pomalidomide e desametasone a pazienti adulti che hanno ricevuto almeno due precedenti trattamenti (tra cui lenalidomide e un inibitore del proteasoma) e che hanno mostrato progressione della malattia durante l’ultima terapia. 

Del nuovo trattamento si è parlato nel corso dell’evento “L’arcipelago del mieloma multiplo. Tra ricerca e nuovi orizzonti di cura nell’oncoematologia” tenutosi il 12 ottobre a Milano.

Un tumore “resiliente”

Il mieloma multiplo è un tumore che origina da un particolare tipo di cellule del midollo osseo chiamate plasmacellule, il cui compito, in condizioni normali, è produrre anticorpi che servono a contrastare le infezioni. Quando però la plasmacellula deraglia verso la forma tumorale, comincia a replicarsi in un numero elevatissimo di copie. Queste liberano grandi quantità di un solo tipo di anticorpo che si accumula nell’organismo. Le plasmacellule anomale possono inoltre produrre sostanze in grado di stimolare l’azione di cellule chiamate osteoclasti, il cui compito è demolire il tessuto osseo, che dunque si indebolisce. Per il mieloma multiplo oggi esistono diverse terapie. Tuttavia, a oggi, nessuna di esse è in grado di guarire il paziente: la quasi totalità dei malati, infatti, dopo un trattamento o un periodo di remissione, tende ad andare incontro a una ripresa della malattia. Le recidive, inoltre, sono più difficili da trattare perché tendono a non rispondono alle terapie.

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Una nuova opzione

È in questo quadro che si inserisce il nuovo trattamento con isatuximab, abbinato a pomalidomide e desametasone. Nello studio clinico registrativo di fase 3 ICARIA-MM pubblicato su The Lancet, il nuovo regime ha dimostrato di ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia o di morte rispetto al solo regime con pomalidomide e desametasone. I risultati sono stati confermati in un aggiornamento dello studio presentati la scorsa estate al congresso dell’American Society of Clinical Oncology. Ma i risultati finali di sopravvivenza saranno resi disponibili solo nei prossimi mesi.

«Quando frequentavo la scuola di specialità i pazienti con mieloma multiplo avevano un’aspettativa di vita di non più di un paio d’anni», ricorda Paolo Corradini, direttore della divisione di Ematologia della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e ordinario di Ematologia all’Università degli Studi di Milano. «Negli ultimi 10 anni, però, la ricerca ha introdotto importanti cambiamenti: è infatti il tumore del sangue per cui ci sono stati i maggiori progressi in termini di trattamento e di aumento della sopravvivenza. Lo studio clinico ICARIA-MM è stato il primo studio di fase 3 su un anticorpo anti-CD38 in combinazione con pomalidomide e desametasone a presentare dei risultati che mostrano dei benefici clinicamente significativi dopo almeno due linee di terapia precedente. Possiamo quindi dire che oggi abbiamo un trattamento in più, in grado di portare un reale beneficio in termini di prolungamento della sopravvivenza e di qualità di vita, anche nei pazienti particolarmente fragili e pretrattati».

Cura e prendersi cura

Progressi importanti, che hanno consentito ai malati di sottrarre anni di vita alla malattia. «Tuttavia, per il paziente è importante anche l’aspetto psicologico e sociale. Per questo il supporto al malato è essenziale e in molti casi può essere l’elemento che fa la differenza anche nell’esito dei trattamenti», ha detto Aurelio Luglio, consigliere di AIL- Associazione contro Leucemie, Linfomi e Mieloma, sezione di Bologna, ricordando Sante Tura, uno dei padri dell’ematologia italiana morto nei giorni scorsi. 

«Nonostante i tanto attesi progressi questa malattia ha un forte impatto su una popolazione spesso anziana e che presenta quindi altre morbilità. AIL è da sempre al fianco dei clinici e dei ricercatori per garantire le migliori cure e sostenere gli investimenti in ricerca, e accanto ai pazienti e ai loro familiari per amplificare la loro voce di fronte alle istituzioni e agli altri stakeholder ed offrire servizi di assistenza logistica, psicologica e domiciliare, senza mai dimenticare che il paziente è prima di tutto una persona».

Il futuro è del sistema immunitario

«Sanofi si è sempre presa cura dei pazienti con patologie particolarmente gravi e dove esiste un bisogno terapeutico ancora non soddisfatto», ha affermato Marcello Cattani, presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia. «Il mieloma multiplo, in particolare, rappresenta oggi una sfida terapeutica ancora considerevole. Su questo fronte, Sanofi sta anche studiando anticorpi di nuova generazione che reclutano il sistema immunitario dell’organismo attivandolo specificatamente contro le cellule tumorali».

Proprio le terapie che puntano sul sistema immunitario potrebbero essere la svolta nel trattamento del mieloma multiplo, ha azzardato Peter Adamson, a capo della ricerca globale sull’oncologia di Sanofi, che ha illustrato gli ambiti più promettenti su cui sta lavorando l’azienda.

Per esempio, quello che vede l’utilizzo di linfociti Natural Killer appositamente potenziati per colpire le cellule tumorali. 

«Sappiamo di non essere soli in questa sfida. È per questo che abbiamo dedicato al Mieloma Multiplo una nuova edizione del nostro bando per la ricerca “RESEARCH TO CARE Onco-hematology” con l’obiettivo di stimolare l’attività di ricerca indipendente attraverso il sostegno a progetti innovativi, che facciano la differenza in termini di conoscenza scientifica, trasferibilità alla pratica clinica, impatto sull’assistenza dei pazienti», ha concluso Cattani.