Paracetamolo in gravidanza. Nessun allarme ma meglio essere più prudenti

L’appello

Paracetamolo in gravidanza. Nessun allarme ma meglio essere più prudenti

Un gruppo di 13 scienziati firma su Nature Communications un Consensus Statement per un uso più prudente del farmaco in gravidanza. Non è un grido d’allarme, ma un invito alla cautela sulla base di alcune sospette (non certe) associazioni tra l’antidolorifico e problemi dello sviluppo del feto

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Immagine: Arteida MjESHTRI arteidamjeshtri, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione

Non prenderlo a cuor leggero, assumendolo solo se strettamente necessario al dosaggio più basso per il minore tempo possibile. Così la pensano 13 scienziati di autorevoli istituzioni europee e americane sul paracetamolo in gravidanza. Perché l’analgesico e antipiretico finora considerato a rischio minimo e usato con una certa disinvoltura dalle donne incinte potrebbe essere, secondo loro, meno sicuro di quanto creduto. 

Quello degli scienziati non vuole essere un allarme, ma in un "Consensus Statement" pubblicato su Nature Reviews Endocrinology sostenuto da 91 firme di colleghi invitano a una maggiore cautela nell’impiego del farmaco in gravidanza sulla base del principio di precauzione.

«Un numero crescente di ricerche sperimentali ed epidemiologiche suggerisce che l'esposizione prenatale al paracetamolo altrimenti noto come acetaminofene potrebbe alterare lo sviluppo fetale, che a sua volta potrebbe aumentare i rischi di alcuni disturbi dello sviluppo neurologico, riproduttivo e urogenitale», si legge nel documento.

Sulla base di questi studi, I ricercatori non escludono che l’uso del paracetamolo possa essere coinvolto nell’aumento dei casi di problemi di fertilità negli uomini e di disturbi cognitivi o di apprendimento nei bambini. Tra i firmatari dell’appello per un uso prudente del paracetamolo c’è  Zeyan Liew, professore di medicina all Yale School of Public Health autore in passato di uno dei primi studi a segnalare un potenziale effetto dannoso del farmaco sullo sviluppo del cervello fetale. Un altro studio danese su 60mila madri e bambini aveva collegato l'assunzione di paracetamolo durante la gravidanza a un aumentato rischio di disturbi da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Questo, come altri studi presi in esame, è di tipo osservazionale: non stabilisce dunque un rapporto di causa-effetto, ma può limitarsi a suggerire un sospetto sul legame tra l’uso del paracetamolo da parte della madre e l’insorgere del disturbo nel bambino. Inoltre, i rischi potrebbero variare a seconda del dosaggio e del tempo di assunzione. 

Il paracetamolo è il principio attivo di più di 600 farmaci da banco utilizzati per alleviare il dolore e ridurre la febbre ed è uno dei pochi farmaci che vengono consigliati alle donne in gravidanza in caso di necessità. Gli enti regolatori, Fda ed Ema, lo hanno considerato a rischio minimo per le donne in gravidanza ma suggeriscono comunque di consultare il proprio medico prima di assumerlo. 

Gli autori del Consensus Statement riconoscono l’importanza del farmaco, ma spingono a un uso più consapevole. 

«Durante la gravidanza, l'uso del paracetamolo è importante per il trattamento della febbre alta e del dolore acuto che, se non trattati, potrebbero potenzialmente avere effetti negativi sul feto in via di sviluppo o sulla madre. La febbre è un fattore di rischio ben accettato per molteplici disturbi, inclusi i difetti del tubo neurale e disturbi cardiovascolari più avanti negli anni. La maggior parte degli studi, ma non tutti, ha suggerito che gli antipiretici come il paracertamolo possono ridurre questo rischio», affermano i ricercatori. Ma il rapporto tra rischi e benefici deve essere valutato con maggiore attenzione. «Sulla base di questa ricerca, riteniamo di avere ragioni sufficienti per essere preoccupati dei potenziali rischi sullo sviluppo associati all'esposizione prenatale al paracetamolo e pertanto chiediamo un'azione precauzionale. Le donne incinte dovrebbero rinunciare all'uso del  paracetamolo a meno che non sia indicato dal punto di vista medico, devono consultare il proprio medico o il farmacista se hanno dubbi e comunque prima di un uso a lungo termine e devono ridurre al minimo il rischio utilizzando la dose efficace più bassa per il minor tempo possibile», concludono gli scienziati. 

Attenzione, però: «Sebbene questo Consensus Statement inviti alla cautela, il paracetamolo è ancora il farmaco più sicuro disponibile per trattare il dolore e la febbre nelle persone in gravidanza», avverte un editoriale pubblicato insieme all'articolo.