Prevenzione dell'Hiv, dubbi sulla profilassi PrEP

Icar 2015

Prevenzione dell'Hiv, dubbi sulla profilassi PrEP

di redazione

PrEP sì o no? Nel corso della VII Conferenza italiana su Aids e retrovirus (Icar), in corso a Riccione, ricercatori, istituzioni e rappresentanti delle associazioni si sono confrontati sulla terapia antiretrovirale per la prevenzione dell'Hiv. La PrEP (profilassi pre-esposizione) si basa sull'assunzione di una pillola, già sperimentata, in persone non sieropositive ad alto rischio, in America.

Al di là dei numeri del suo successo (86% di riduzione della trasmissione del virus), c'è chi non è convinto dell'utilità della PrEP. Un centinaio di infettivologi hanno risposto ad un questionario, promosso dall'Irccs Aou San Martino di Genova, e presentato durante i lavori a Riccione: il 48% dei partecipanti ritiene non vi siano ragioni sufficienti per rendere disponibile la PrEP anche in Italia, ma il 35% la sostiene comunque. Il 71% teme lo spostamento di attenzione da altri interventi preventivi più utili, il 16% teme il rischio di una eccessiva medicalizzazione della prevenzione di Hiv.

Secondo Giulio Maria Corbelli, membro del direttivo di Plus, «la PrEP può avere un ruolo essenziale perché consente, ad esempio, di prevenire l'infezione in persone che nonostante siano bene informate non riescono o non vogliono usare costantemente il preservativo con diversi partner sessuali».

Contraria invece Nps Italia onlus, per l'eccessiva medicalizzazione del sesso, per la mancanza di dati sulla tollerabilità e per gli alti problemi di costi, che non è chiaro ancora su chi dovrebbero ricadere.

«Se il preservativo è efficace nel 99%, quella della PrEP è variato dall'iniziale 92% del 2011 all'86% delle ultime rilevazioni», spiega Margherita Errico, presidente dell'associazione. «A farci preoccupare un dato che molti sembrano trascurare: molti di questi pazienti americani non stanno usando il preservativo, quindi non c'è copertura rispetto ad epatite, sifilide e altre malattie infettive che sono a loro volta terreno fertile per l'acquisizione comunque dell'infezione da Hiv. Cosa non da poco, per esempio, se si pensa che la sifilide, secondo dati Ecdc,è stata rintracciata nel 48% dei casi tra gli omosessuali».