La prima diagnosi di anemia si può fare con un selfie

Innovazione

La prima diagnosi di anemia si può fare con un selfie

Una app che sa leggere le sfumature di rosso della palpebra e riconoscere i livelli di emoglobina nel sangue. Potrebbe essere un nuovo strumento diagnostico per l’anemia utile soprattutto nei Paesi poveri dove è difficile accedere agli esami del sangue

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Immagine: Suner et al, 2021, PLOS ONE (CC-BY 4.0, https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
di redazione

Gli occhi sono lo specchio dell’anima, ma anche della salute del sangue e dei livelli di emoglobina, più specificatamente. Tanto che se l’interno della palpebra inferiore (il nome scientifico è “congiuntiva palpebrale”) è pallido nasce il sospetto di anemia, ossia di bassi livelli di emoglobina nel sangue. Questa prima ed empirica valutazione potrebbe diventare più precisa ricorrendo semplicemente a delle foto scattate con uno smartphone. I ricercatori della Brown University e del Rhode Island Hospital hanno infatti dimostrato che la telecamera di un telefonino riesce a distinguere con un elevato livello di precisione l’occhio di una persona anemica da quello di una con livelli normali di emoglobina nel sangue. Una strumentazione così banale potrebbe rivelarsi preziosa nei Paesi a basso reddito in cui è difficile ottenere tempestivamente una diagnosi di anemia per il difficile accesso alle strutture sanitarie dove eseguire un esame del sangue. Se i bassi livelli di emoglobina vengono adeguatamente compensati la salute soprattutto dei bambini e degli anziani può venire seriamente compromessa.

I ricercatori hanno scattato fotografie della congiuntiva palpebrale di 142 pazienti con una vasta gamma di livelli di emoglobina, zoomando in particolare su una piccola regione della congiuntiva particolarmente sensibile ai cambiamenti nei livelli di emoglobina. Dopo aver associato le diverse sfumature di rosso ai rispettivi livelli di emoglobina, i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo in grado di abbinare un tono di rosso a un determinato range di valori dell’emoglobina. 

Il sistema è stato successivamente testato su 202 nuovi pazienti dimostrando una capacità diagnostica notevole. Le foto via smartphone hanno ottenuto un’accuratezza del 72,6 per cento, una sensibilità del 73 per cento (capacità di riconoscere i soggetti malati con pochi falsi negativi) e una specificità del 72 per cento (capacità di riconoscere i soggetti sani con pochi falsi positivi). 

I risultati suggeriscono che un'app per smartphone potrebbe essere utilizzata per lo screening dell'anemia da remoto o nei contesti in cui non è possibile sottoporre il paziente a un’analisi del sangue. 

«Le immagini della superficie vascolare della palpebra inferiore ottenute dalla fotocamera di uno smartphone possono essere utilizzate per stimare la concentrazione di emoglobina nel sangue e prevedere l'anemia, una grave condizione di salute che colpisce miliardi di persone in tutto il mondo con un effetto molto maggiore nei Paesi in via di sviluppo. Il ricorso a tecniche non invasive per rilevare l'anemia apre le porte a screening diffusi, diagnosi e trattamenti precoci, in particolare in contesti con risorse limitate in cui l'accesso all'assistenza sanitaria è difficile», commentano i ricercatori. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PLOS ONE.