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Il Convegno
Radiologia interventistica, con la mini-invasività basso impatto clinico ed economico
Redazione
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Una importante riduzione di costi grazie all’esecuzione di procedure mini-invasive, alla ridotta degenza dei pazienti in ospedale, alle minori morbilità e mortalità: un dato che mostra quanto l’avanguardia della radiologia interventistica abbia ricadute importanti non solo sul benessere dei pazienti, con operazioni meno iminvedenti, recupero molto più rapido e minori rischi di complicanze, ma anche sulle casse del Servizio sanitario nazionale. Una situazione che è messa in luce in occasione del Convegno della Sezione di Studio di radiologia interventistica della Società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm, a Torino dal 20 al 22 novembre).

«Le innovative tecnologie radiologiche ci permettono di operare i pazienti con interventi mininvasivi che preservano i tessuti, causano minori complicanze intra e post-operatorie e permettono di rientrare alla vita quotidiana presto, riducendo in modo importante i giorni di degenza ospedaliera previsti in caso di altre terapie più invasive» osserva Paolo Fonio, presidente del Convegno

La radiologia interventistica «nasce negli anni Sessanta come naturale evoluzione della radiologia diagnostica» ricorda Nicoletta Gandolfo, presidente Sirm. Nei decenni successivi, prosegue, «si sono affermate e moltiplicate le procedure vascolari: angioplastiche, stent, embolizzazioni. La tecnologia migliora, gli apparecchi di radiologia sono diventati più precisi, le sale angiografiche più avanzate e la figura del radiologo interventista ha progressivamente acquistato una identità ben precisa. Oggi la radiologia interventistica rappresenta in moltissimi casi un’opzione terapeutica efficace e vantaggiosa, alternativa o preparatoria alla chirurgia non solo in ambito vascolare, ma anche in molte altre condizioni patologiche extra vascolari e oncologiche e nel trattamento delle emergenze»

Oggi i pazienti «sono molto più propensi ad accettare il trattamento con radiologia interventistica» arileva Luca Brunese, presidente eletto Sirm, perché «a minore invasività e la riduzione dei rischi operatori e dei tempi di degenza rendono molto più accettabile questa opzione terapeutica, riducendo in molti casi anche i tempi di attesa dell’intervento».

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