Il riposo non aiuta neanche dopo un trauma cranico

Il parere

Il riposo non aiuta neanche dopo un trauma cranico

Tra i medici sportivi già da tempo non gode di buona fama. Ora il riposo assoluto viene ufficialmente sconsigliato anche nel caso di commozioni cerebrali, perché rallenta il recupero e prolunga i sintomi. Molto meglio iniziare subito un’attività fisica moderata e progressiva

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Immagine: shgmom56 on Flickr, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

C’era una volta il “riposo assoluto”, un rimedio che i medici prescrivevano nelle più svariate circostanze a mo’ di panacea con la convinzione che potesse davvero fare bene e che certamente non facesse male. Oggi non è più così. L’invito a restare a letto è diventato una rarità, soprattutto dopo gli infortuni sportivi. La linea di pensiero che oggi va per la maggiore è che muovendosi, con la dovuta prudenza, accelera la guarigione. Vale anche per il trauma cranico. Gli esperti della Team Physician Consensus Conference (Tpcc), il panel di specialisti americani incaricati di indicare ai medici le terapie migliori per gli atleti, hanno infatti pubblicato sul British Journal of Sports Medicine una versione aggiornata delle linee guida sulla gestione delle commozioni cerebrali. 

Negli Stati Uniti ogni anno i casi di trauma cranico con commozione cerebrale (con una perdita temporanea delle funzioni cerebrali) variano da 1 a 1,8 milioni, con 400mila incidenti che avvengono nel corso delle attività sportive scolastiche. 

I sintomi più preoccupanti, quelli che richiedono un intervento immediato, sono le convulsioni, una perdita di coscienza prolungata, un mal di testa persistente, vomito, sonnolenza, confusione mentale, formicolio agli arti, visione doppia, dolore al collo e debolezza muscolare. 

Altri sintomi possono impiegare del tempo prima di manifestarsi: amnesia, disorientamento, difficoltà di concentrazione, sonnolenza eccessiva, mal di testa, vertigini, problemi di equilibrio, disturbi visivi, ipersensibilità al rumore, irritabilità e disturbi del sonno.

Nella maggior parte dei casi i colpi alla testa causati dall’attività sportiva si risolvono positivamente in circa due settimane, per gli adulti, e quattro settimane per i bambini. 

Studiando attentamente la casistica americana, gli esperti del panel hanno dedotto che il riposo dopo l’incidente non è la terapia più indicata. Anzi, sembrerebbe addirittura controproducente allungando i tempi del recupero e prolungando la durata dei sintomi. 

I dati degli studi più recenti suggeriscono invece di iniziare subito, uno o due giorni dopo l’infortunio, una moderata e progressiva ginnastica aerobica. Il movimento accelera la guarigione dimostrandosi più efficace dei farmaci o degli integratori, affermano gli esperti. 

I sintomi persistenti, come affaticamento, mal di testa e ansia, di solito non sono causati da un unico fattore, ma sono il frutto di una complessa interazione tra gli effetti fisici e psicologici della lesione e le condizioni pregresse. In questi casi la terapia dovrebbe essere mirata sul particolare sintomo: la terapia cognitivo comportamentale potrebbe essere indicata per il trattamento dell’ansia, mentre cambiamenti dello stile di vita potrebbero rivelarsi utili per combattere l’insonnia o il mal di testa. 

«Dopo un breve periodo di relativo riposo (24-48 ore), gli atleti possono riprendere gradualmente e progressivamente l'attività cognitiva e fisica a condizione che non producano nuovi sintomi o mostrino un peggioramento dei sintomi esistenti. Recenti studi hanno dimostrato che un esercizio aerobico moderato progressivo entro la prima settimana aiuta in modo sicuro ad accelerare il recupero», concludono i ricercatori.