Sclerosi multipla: un caschetto per combattere la fatica

Lo studio

Sclerosi multipla: un caschetto per combattere la fatica

Stimoli elettrici somministrati attraverso un caschetto personalizzabile. È la procedura non invasiva, che si può fare anche a casa, capace di ridurre per mesi la spossatezza. Lo studio condotto dall’Istituto di scienze e tecnologie della cognizio ne del Cnr è pubblicato su Scientific Reports

di redazione

Recuperare le forze, tornare attivi, riuscire ad arrivare a fine giornata senza sentirsi prosciugati di tutte le energie. Spesso le persone con sclerosi multipla non desiderano altro: l’eccessiva spossatezza è per molti di loro il sintomo più invalidante. Un ricerca italiana permette di sperare in una soluzione. I ricercatori dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr hanno dimostrato che è possibile combattete combattere la fatica grazie a un intervento non invasivo: si tratta di una stimolazione elettrica cerebrale attraverso un caschetto personalizzabile somministrata in sedute di 15 minuti per 5 giorni che possono essere effettuate anche a casa. La procedura può ridurre la spossatezza anche per mesi senza effetti collaterali. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, è una dimostrazione di fattibilità che ha verificato gli effetti dell’intervento su 13 pazienti. 

Il caschetto è dotato di elettrodi personalizzabile che, grazie a un intervento di neuromodulazione, riescono a compensare squilibri neuronali correlati all’affaticamento del paziente affetto da sclerosi multipla, una condizione per la quale non esistono attualmente cure efficaci. L’80 per cento dei pazienti con sclerosi multipla riporta una stanchezza eccessiva che compromette la qualità di vita più di altri sintomi. All’origine di questa spossatezza sembra ci sia una alterazione nelle connessioni  tra alcune aree del cervello. La stimolazione transcranica attraverso il caschetto riduce fortemente queste disfunzioni migliorando la comunicazione intercerebrale. 

«Prima di tutto abbiamo cercato le regioni del cervello che nel paziente con sclerosi multipla comunicano peggio al crescere della fatica, poi abbiamo messo a punto un intervento di neuromodulazione per compensare questa distorsione. In tale lavoro si è rivelato utile lo sviluppo di un caschetto adattabile che posiziona un elettrodo, conformato secondo le circonvoluzioni corticali della regione cui giunge la percezione somatosensoriale da tutto il corpo. Dopo cinque stimolazioni elettriche transcraniche di 15 minuti al giorno mediante intervento elettroceutico personalizzato (FaReMuS), molti pazienti si sono sentiti più in forze», ha dichiarato Franca Tecchio del Cnr-Istc tra gli autori dello studio.  

L’intervento con il caschetto munito di elettrodi ha rimodulato i segnali cerebrali in una maniera che spiegherebbe la metà (48%) del miglioramento dell’affaticamento osservata nei pazienti. I risultati dello studio indicano che l’intervento di stimolazione elettrica è promettente per alleviare i sintomi della fatica nei pazienti con sclerosi multipla. La procedura è anche poco impegnativa per il paziente perché può essere eseguita a domicilio. 

«Possiamo affermare che una elettroceutica non-invasiva personalizzata sulle specifiche caratteristiche anatomo-funzionali delle regioni compromesse può essere efficace contro la fatica. Parte dell’efficacia nasce dal ristabilire la comunicazione intra-cerebrale che era tanto più alterata al crescere della fatica», ha concluso Tecchio.