Oggi, in Italia, solo in circa il 40% dei pazienti con tumore del polmone viene eseguita la profilazione molecolare, che consente di stabilire il trattamento personalizzato migliore. Nel carcinoma della mammella, le percentuali sono addirittura inferiori.
Di questo si è parlato, tra l'altro, martedì 12 novembre in un incontro a Milano.
«Vogliamo che sia offerta a tutti i pazienti oncologici la possibilità di identificare i biomarcatori – dice Giancarlo Pruneri, direttore del Dipartimento di Patologia all‘Istituto nazionale dei tumori di Milano e presidente di Eurama Precision Oncology - in maniera uniforme sul territorio, perché si tratta di un bisogno clinico ancora insoddisfatto non solo nel nostro Paese, ma a livello mondiale».
Eurama (Eurasia Mastology Association) Precision Oncology intende dunque superare gli ostacoli organizzativi che impediscono di garantire a tutti questi test, ponendosi come “cerniera” tra le Istituzioni nazionali, gli stakeholder regionali e nazionali, le Società scientifiche e l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
«È essenziale velocizzare la traslazione dei risultati della ricerca scientifica nella vita dei pazienti – sostiene Pruneri - a partire dalla profilazione molecolare del tumore in tutte le fasi, dalla diagnosi alla recidiva, per assicurare trattamenti personalizzati all’avanguardia a tutti. I farmaci personalizzati sono disponibili, ma il sistema oggi non è ancora in grado di individuare in tutti i pazienti i biomarcatori per quei farmaci in modo completo».
Un progetto di Eurama Precision Oncology riguarda la biopsia liquida nel tumore della mammella, per individuare alterazioni molecolari presenti nel 40% dei casi. «Attraverso un semplice prelievo di sangue – spiega Pruneri - la biopsia liquida permette di isolare i frammenti di Dna circolante, tra cui anche quello tumorale. Questo tipo di test, pur essendo rimborsato dal Servizio sanitario, è ancora poco diffuso in Italia».
L’oncologia di precisione «ha rivoluzionato il modo di curare il cancro – interviene Paolo Marchetti, direttore scientifico dell'Idi di Roma e presidente della Fondazione per la medicina personalizzata». Ora «serve una piattaforma nazionale – sostiene l'oncologo - che valuti la possibilità di implementare farmaci innovativi nel trattamento di quei pazienti con malattia avanzata, finora privi di standard di cura. In questo contesto, diventa centrale il ruolo dei Molecular Tumor Board, che valutino i risultati della profilazione molecolare estesa e individuino i possibili bersagli molecolari dei farmaci personalizzati». Nel “Rome Trial”, promosso dall’Istituto superiore di sanità, dall’Università di Roma La Sapienza e dalla Fondazione per la Medicina personalizzata «è stato dimostrato – spiega Marchetti, che ne è il principal investigator - che la discussione multidisciplinare della profilazione genomica estesa da parte del Molecular Tumor Board consente di modificare il trattamento scelto in circa un terzo dei pazienti colpiti da tumore metastatico. In questo modo – conclude - è possibile garantire ai malati le migliori opportunità di cura».
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