Il trapianto di feci si evolve: per combattere obesità e diabete si traferiscono solo i virus presenti nelle feci

La procedura

Il trapianto di feci si evolve: per combattere obesità e diabete si traferiscono solo i virus presenti nelle feci

Escludere i batteri e selezionare solo i virus batteriofagi. Così i campioni di feci trasferiti da donatore a ricevente diventano una terapia efficace per combattere obesità e diabete. La tecnica è stata sperimentata sui topi con risultati incoraggianti

di redazione

Le potenzialità terapeutiche del trapianto fecale o di microbiota intestinale (fecal microbiota for transplantation, Ftm) sembrano davvero tante. Attualmente la procedura è utilizzata nella pratica clinica solamente per il trattamento delle infezioni da Clostridioides difficile, ma in futuro potrebbe essere proposta, per esempio, come terapia per combattere l’obesità o il diabete 2. A suggerirlo è uno studio dell’Università di Copenaghen pubblicato su Gut. La sperimentazione è ancora in fase pre-clinica, quindi è presto per poter immaginare un suo impiego sugli esseri umani, ma i risultati sono promettenti. 

I ricercatori hanno testato sui topi un nuovo tipo di trapianto fecale che consiste nel trasferimento solamente dei virus presenti nei campioni di feci degli animali, escludendo i batteri. Si tratta, per l’esattezza, di virus batteriofagi, microrganismi che attaccano esclusivamente i batteri senza scatenare infezioni nel resto dell’organismo. È noto da tempo che condizioni come obesità e diabete 2 sono collegate a squilibri del microbioma intestinale causati dalla mancanza di alcuni batteri ma anche di alcuni virus.

I ricercatori hanno estratto feci da topi alimentati con una dieta a basso contenuto di grassi e le hanno filtrate in modo da eliminare tutti i batteri vivi, mantenendo invece i virus batteriofagi. Il materiale ottenuto è stato trapiantato nell’intestino dei topi in sovrappeso che per altre sei settimane hanno continuato ad alimentarsi come prima. Alla fine è stato verificato l’aumento di peso degli animali riceventi e il livello di tolleranza al glucosio. 

I risultati hanno dimostrato che la strategia è efficace: i riceventi hanno ridotto l’accumulo di grasso nonostante avessero mangiato le stesse cose di prima e hanno evitato di sviluppare diabete 2. 

«Quando trasferiamo particelle di virus dalle feci di topi magri a topi obesi, i topi obesi acquistano un peso significativamente inferiore rispetto a quelli che non ricevono le feci trapiantate», afferma Dennis Sandris Nielsen, autore senior dello studio. 

Il trapianto fecale con trasferimento dei virus ha dimostrato di allontanare nei riceventi il rischio di sviluppare intolleranza al glucosio, una delle condizioni che favoriscono l’insorgenza del diabete. I topi che hanno ricevuto il trapianto fecale infatti reagiscono a una iniezione di glucosio allo stesso modo dei topi magri. Non succede lo stesso tra gli animali non sottoposti al trapianto. 

«Nei topi obesi con una dieta ad alto contenuto di grassi che non hanno ricevuto il trapianto di virus, abbiamo osservato una ridotta tolleranza al glucosio, un fattore che è un precursore del diabete. Ma intervenendo sul microbioma intestinale abbiamo evitato che topi con stili di vita insalubri sviluppino alcune delle malattie comuni scatenate da una alimentazione scorretta», spiega Torben Sølbeck Rasmussen, primo autore dello studio.

I ricercatori però puntualizzano: la procedura, se mai sarà adottata nella pratica clinica, dovrà essere sempre accompagnata da un cambiamento nello stile di vita a partire dalla dieta. 

Una degli aspetti che andranno approfonditi prima dell’applicazione sull’uomo è la sicurezza della tecnica. In passato alcuni casi di effetti collaterali anche gravi causati dal trapianto fecale (un paziente è deceduto negli Stati Uniti) avevano spinto la Food and Drugs Administration a diffondere una nota ufficiale sui rischi della procedura. 

I ricercatori però sono convinti che il trapianto dei soli virus sia più sicuro di quello tradizionale che prevede il trasferimento dei batteri.