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DidascaliaImmagine: Victor Segura Ibarra and Rita Serda, Ph.D., National Cancer Institute, National Institutes of Health
Un approccio terapeutico innovativo per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in stadio III avanzato e non operabili: a proporlo è uno studio internazionale che, con il coordinamento dell’IFO-Istituto nazionale tumori Regina Elena (IRE) di Roma, ha coinvolto il Dana-Farber Cancer Institute di Boston e il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. La ricerca, resa possibile anche grazie alla collaborazione con altri Centri della Capitale, è stata pubblicata sulla rivista JAMA Oncology.
I risultati dello studio suggeriscono che chemioterapia e immunoterapia prima dell’intervento possono migliorare significativamente la patologia e consentire l’asportazione chirurgica in questi pazienti complessi. La ricerca ha incluso 112 casi clinici. Il 75% dei pazienti è stato sottoposto a chirurgia, con un tasso di risposta completa del 29% e risposta significativa del 42,2%. I pazienti trattati hanno ottenuto una sopravvivenza libera da malattia superiore a 52 mesi.
Come spiega Federico Cappuzzo, direttore dell’Unità di Oncologia medica 2 dell'IRE e coordinatore dello studio, il Regina Elena ha contribuito allo studio attraverso l’arruolamento e la caratterizzazione molecolare dei pazienti «confermando il valore della cooperazione internazionale e dell’integrazione tra ricerca clinica e traslazionale. Il 75% dei pazienti è stato operato con successo, con una risposta completa alla terapia in quasi un terzo dei casi».
Grazie a questo approccio innovativo «di combinazione specifica di chemio e immunoterapia – racconta Lorenza Landi, responsabile dell'Unità Sperimentazioni cliniche di Fase 1 e medicina di precisione dell'IRE – siamo riusciti a ridurre la massa tumorale e rendere operabili pazienti con carcinoma polmonare localmente avanzato, e dare così nuove speranze a chi fino a ieri non aveva alcuna opzione chirurgica».
Il carcinoma polmonare in stadio III borderline resecabile o non resecabile rappresenta una delle sfide più difficili in oncologia, con opzioni di trattamento spesso poco efficaci.
Lo studio ha dimostrato che l’associazione tra chemioterapia e immunoterapia somministrata prima dell’intervento chirurgico può migliorare significativamente l’efficacia del trattamento anche nei casi più complessi e con prognosi sfavorevole.
In particolare, il trattamento combinato con farmaci che bloccano le proteine PD-1 o PD-L1, coinvolte nel “camuffamento” del tumore rispetto al sistema immunitario, ha permesso di rendere operabili tre pazienti su quattro, con una risposta completa alla terapia in quasi un terzo dei casi. I pazienti sottoposti a chirurgia hanno mostrato una sopravvivenza libera da eventi, senza progressione della malattia o ricadute, che ha superato i 52 mesi.
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