Tumore del polmone a piccole cellule. In prima linea durvalumab conferma un beneficio di sopravvivenza globale

Virtual ASCO 2020

Tumore del polmone a piccole cellule. In prima linea durvalumab conferma un beneficio di sopravvivenza globale

di redazione

A due anni dall’inizio del trattamento, oltre il 10% dei pazienti adulti con tumore del polmone a piccole cellule (SCLC) in stadio esteso trattati con durvalumab in associazione a chemioterapia non è andato in progressione di malattia ed è ancora in trattamento. Un risultato più di tre volte migliore rispetto al 2,9% dei pazienti liberi da progressione nel braccio con la sola chemioterapia.

Sono dati dell'analisi finale dello studio CASPIAN, presentati al meeting virtuale dell'ASCO, in svolgimento fino a domenica 31 maggio.

Lo studio CASPIAN (su 805 pazienti con SCLC esteso) aveva già raggiunto l'endpoint primario di sopravvivenza globale (OS), dimostrando una riduzione del rischio di morte del 27%. Il dato, presentato a Barcellona nell’ambito della precedente edizione della World Conference on Lung Cancer, ha permesso a marzo l'approvazione da parte della statunitense FDA.

A un follow-up medio di oltre due anni, i risultati di durvalumab in associazione a chemioterapia hanno mostrato un'efficacia sostenuta e duratura, mantenendo una riduzione del 25% del rischio di morte rispetto alla sola chemioterapia. L'OS media aggiornata è risultata di 12,9 mesi rispetto ai 10,5 mesi per la sola chemioterapia. In un'analisi post-hoc (cioè non prevista dal protocollo di ricerca ed effettuata dopo la chiusura dello studio) circa il 22,2% dei pazienti trattati con durvalumab in associazione a chemioterapia erano vivi a 24 mesi, contro il 14,4% del braccio di trattamento con la sola chemio.

«In un setting come il carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, dove è molto difficile migliorare gli outcome di sopravvivenza – commenta Marina Garassino, responsabile dell'Oncologia medica toraco polmonare dell'Istituto tumori di Milano - lo studio CASPIAN conferma il ruolo dell’immunoterapia nel trattamento di prima linea. I risultati dello studio hanno permesso inoltre di valutare la possibilità di combinare l’immunoterapia con diversi schemi di chemioterapia, confermando il beneficio significativo in sopravvivenza globale anche con un follow-up più prolungato».