Il trattamento adiuvante con abemaciclib più terapia endocrina (ET) per due anni riduce il rischio di morte del 15,8% rispetto alla sola ET e conferisce un miglioramento sostenuto nel tempo della sopravvivenza libera da malattia invasiva (IDFS) e della sopravvivenza libera da recidiva a distanza (DRFS), nei pazienti con tumore al seno in stadio precoce, positivo ai recettori ormonali (HR+), negativo al recettore 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2-) ad alto rischio e con linfonodi positivi.
Sonoi risultati dell’analisi primaria di sopravvivenza globale (OS) dello studio di Fase 3 monarchE, pubblicati su Annals of Oncology e presentati al Congresso annuale della European Society for Medical Oncology (ESMO, Berlino 17-21 ottobre).).
«Nel 2024, in Italia, sono stati stimati quasi 53.700 nuovi casi di carcinoma della mammella, il più frequente in tutta la popolazione» ricorda Lucia Del Mastro, professoressa e direttrice della Clinica di Oncologia medica del' Policlinico San Martino di Genova. Lo studio monarchE ha incluso pazienti ad alto rischio di ricaduta, che rappresentano circa il 15% delle persone con tumore del seno con recettori ormonali positivi. «È un sottogruppo di pazienti – ricorda Del Mastro - che prima dell’arrivo dei dati dello studio monarchE e della disponibilità di abemaciclib, presentava una forte necessità di migliorare i risultati terapeutici. In passato per queste donne, dopo l’intervento chirurgico, era disponibile, oltre all’eventuale chemioterapia, solo la terapia antiormonale, costituita nella maggior parte dei casi da un inibitore dell’aromatasi associato, in caso di donne giovani non ancora in menopausa, alla soppressione ovarica. Nonostante tali trattamenti, questo sottogruppo di pazienti continuava a presentare un alto rischio di ricaduta. Era quindi fondamentale poter offrire loro qualcosa di più».
I primi risultati dello studio monarchE hanno portato, circa due anni fa, all’approvazione del farmaco per queste pazienti. «Eravamo in attesa degli ulteriori dati di sopravvivenza dello studio monarchE – interviene Valentina Guarneri, direttrice della Oncologia 2 dell’Istituto oncologico veneto e professoressa di Oncologia medica all’Università di Padova - che confermano l’efficacia di abemaciclib. Il trattamento è associato alla terapia antiormonale, cioè al precedente standard di cura, eseguito per un periodo di cinque anni oppure fino a sette-dieci anni».
Per le persone con tumore al seno in fase iniziale ad alto rischio, i risultati dello studio «sono incredibilmente significativi», sostiene Elias Khalil, General Manager di Lilly Italy HUB. Disporre ad oggi di dati che dimostrano che un trattamento aiuta un maggior numero di persone a vivere più a lungo è un importante passo avanti per la nostra comunità. Nel corso del mese della sensibilizzazione sul tumore al seno – prosegue Elias Khalil - celebriamo questo traguardo importante, pur riconoscendo che c’è ancora molto lavoro da fare per garantire che ogni paziente idoneo abbia l’opportunità di beneficiare di nuove terapie in grado di cambiare la vita».
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