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Tumori: l’immunoterapia pre-intervento cambia le cure
Redazione
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Dal melanoma al tumore del polmone, dal cancro al seno triplo negativo a quello del colon-retto e della vescica: sono sempre più numerosi i tumori per cui l’immunoterapia neoadiuvante, cioè del trattamento prima dell’intervento chirurgico, mostra evidenze di maggiore efficacia. “Caricare” il sistema immunitario contro il cancro prima della rimozione chirurgica produce, infatti, significativi miglioramenti rispetto all'immunoterapia adiuvante, quella post-intervento. 

Questa nuova evoluzione dell’immunoterapia è al centro della seconda edizione di “I.N.N.O.VA.T.E. - International Neoadjuvant Immunotherapy Across Cancers”, l'11 e il 12 luglio a Napoli, in cui specialisti di tutto il mondo si confrontano sulle ultime novità relative all’immunoterapia neoadiuvante.

Un trattamento che, come spiega Ascierto, responsabile scientifico dell’evento, «offre molteplici benefici che migliorano l’efficacia del trattamento e la qualità della vita dei pazienti. In primo luogo, l’immunoterapia pre-intervento ha la capacità di potenziare la risposta immunitaria: quando gli inibitori dei checkpoint immunitari vengono somministrati in presenza del tumore primario e/o dei linfonodi, si verifica un massivo attacco del sistema immunitario verso gli antigeni tumorali e una conseguente attivazione e proliferazione delle cellule T. Questo porta a una risposta immunitaria più diversificata, efficace e duratura sia contro il tumore primario che contro le micrometastasi. Al contrario – prosegue Ascierto, che è presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Pascale di Napoli – l’immunoterapia adiuvante, cioè quella somministrata dopo la rimozione del tumore, può generare una risposta immunitaria meno robusta. Un ulteriore vantaggio di questa terapia potrebbe essere la conseguente riduzione del tumore, rendendo operabili masse inizialmente non resecabili e consentendo interventi chirurgici meno invasivi. Questo si traduce in una minore morbilità e nella possibilità di preservare gli organi coinvolti». 

Al convegno si parla anche dei risultati dell’immunoterapia neoadiuvante in altri tumori, come in quello del polmone non a piccole cellule, il tipo più comune di cancro polmonare, alcune forme di tumore del colon-retto e sul fronte del tumore del seno, in particolare quello triplo negativo, una delle forme di cancro al seno più aggressive. Infine, studi preliminari sul carcinoma uroteliale (vescica), che colpisce il tessuto che riveste le vie urinarie, hanno mostrato tassi di risposta incoraggianti con la sola somministrazione dell’immunoterapia pre-intervento, specialmente in tumori più piccoli.

«Alla luce di così tante evidenze positive circa l’immunoterapia neoadiuvante – aggiunge infine Ascierto - la ricerca si sta ora concentrando sulla comprensione dei biomarcatori che possono prevedere la risposta al trattamento pre-intervento. Questi includono caratteristiche legate alle cellule tumorali, al microambiente tumorale e all’ospite. Inoltre, sono in fase di studio nuove combinazioni di immunoterapie con farmaci non immunoterapici, come gli anticorpi farmaco-coniugati e le terapie mirate».

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