Nei pazienti con tumori della testa e del collo, l’immunoterapia con pembrolizumab, prima e dopo la chirurgia in aggiunta allo standard di cura, riduce del 27% il rischio di recidiva o morte rispetto allo standard rappresentato dalla sola radioterapia (con o senza chemioterapia) successiva all’intervento.
È quanto mostrano i risultati dello studio di Fase 3 KEYNOTE-689, che ha valutato pembrolizumab, terapia anti-PD-1 di MSD, come regime di trattamento perioperatorio per i pazienti con carcinoma squamoso di testa e collo localmente avanzato e resecato di stadio III o IVA. I risultati della prima analisi ad interim dello studio hanno mostrato che pembrolizumab ha migliorato significativamente la sopravvivenza libera da eventi EFS (recidiva o morte).
I dati sono stati presentati per la prima volta durante il Congresso annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR, a Chicago dal 25 al 30 aprile).
Nel 2024, in Italia, sono stati stimati circa 6 mila nuovi casi di tumori della testa e del collo. Possono interessare diverse sedi, fra cui il cavo orale, la faringe, la laringe. I principali fattori di rischio sono il fumo, l’alcol e l’infezione da Papilloma virus.
«L’immunoterapia rappresenta già lo standard di cura nella malattia metastatica. Alla luce dei dati dello studio KEYNOTE-689 - spiega Lisa Licitra, responsabile della Oncologia medica 3 – Tumori della testa e del collo dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano - l’immunoterapia può cambiare la pratica clinica anche in stadi più precoci candidati a intervento chirurgico. È infatti il primo studio positivo in oltre vent’anni nei pazienti con carcinoma squamoso della testa e del collo localmente avanzato. Questi risultati sono significativi – sostiene - e rappresentano una svolta per questi pazienti e per i clinici. Siamo di fronte a un nuovo regime terapeutico in grado di offrire la possibilità di ridurre il rischio di recidiva e progressione della malattia». L’aggiunta dell’immunoterapia con pembrolizumab alla chirurgia standard di cura e alla radio(chemio)terapia adiuvante, precisa Licitra, «ha portato alla riduzione significativa del rischio di eventi rispetto allo standard di cura» a cui si aggiunge che «una riduzione del numero dei casi destinati a ricevere un trattamento postoperatorio a base di chemioradioterapia. Questo effetto di de-escalation del trattamento postoperatorio è importante perchè sappiamo avere un impatto sulle tossicità e, quindi, un impatto favorevole sulla qualità di vita dei pazienti».
I risultati di KEYNOTE-689 «testimoniano il nostro impegno nel rispondere a un’esigenza clinica non ancora soddisfatta» sostiene Marjorie Green, vicepresidente senior e responsabile Oncologia, sviluppo clinico globale, MSD Research Laboratories. «Questi straordinari risultati confermano il potenziale di questo regime di cambiare il panorama di cura per determinati pazienti che affrontano questa difficile malattia. Stiamo collaborando con la FDA e con le autorità globali – aggiunge - per poter offrire questa nuova opzione ai pazienti il più presto possibile».
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