Vaccini Covid e trombosi. Cosa ne sappiamo finora

Le ipotesi

Vaccini Covid e trombosi. Cosa ne sappiamo finora

I casi segnalati finora di trombosi cerebrale riguardano due vaccini che usano la stessa tecnologia, AstraZeneca e Johnson & Johnson, entrambi a vettore virale. Non sono stati ufficialmente registrati casi sospetti tra le persone vaccinate con Moderna e Pfizer. E questo vuol dire qualcosa?

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Immagine: U.S. Secretary of Defense, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Coaguli di sangue associati a livelli bassi di piastrine, una strana combinazione, quasi paradossale: le piastrine favoriscono la coagulazione del sangue e la loro carenza dovrebbe avere l’effetto opposto, ossia fluidificare il sangue. Questa anomalia è stata osservata nei 6 casi di trombosi del seno venoso cerebrale accaduti negli Stati Uniti in donne sotto i 50 anni di età che avevano ricevuto il vaccino di Johnson & Johnson. Pochi casi (6 su quasi 7milioni di dosi somministrate), ma molto gravi, una donna è morta e una è in condizioni critiche, che hanno spinto le autorità sanitarie, CDC ed FDA, a sospendere l’uso del vaccino negli Stati Uniti per studiare meglio il fenomeno. 

La somiglianza con gli eventi segnalati in Europa in seguito al vaccino AstraZeneca è troppo evidente per non domandarsi se il presunto problema (stabilire in modo definito un nesso causale è molto difficile) non stia nel tipo di tecnologia comune ai due vaccini, entrambi a vettore virale. Soprattutto perché finora non è stato ufficialmente annunciato alcun caso sospetto tra le persone che hanno ricevuto i vaccini prodotti da Moderna e da Pfizer-BioNtech che utilizzano un’altra tecnologia (a mRna). 

I vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson, così come Sputnik V, sfruttano un virus inattivato (un adenovirus di scimpanzé nel caso di AstraZeneca e un virus umano nel caso di Johnson & Johnson, un mix di virus nel caso dello Sputnik) per trasportare all’interno dell’organismo la sequenza del codice genetico del nuovo coronavirus che codifica per la proteina spike e innescare così la risposta immunitaria che conduce alla produzione di anticorpi contro la proteina che permette al virus di entrare nelle cellule. Entrambi i vaccini quindi rilasciano materiale genetico ed entrambi usano un virus come mezzo di trasporto. Ed è lì che cadono i sospetti. 

Prima che scoppiasse il caso americano, una ricerca tedesca pubblicata sul New England Journal of Medicine, avanzava una possibile spiegazione delle rare trombosi associate al vaccino AstraZeneca. 

La vaccinazione indurrebbe un processo simile a quello della trombocitopenia indotta da eparina o (piastrinopenia indotta da eparina, HIT), una condizione anch’essa caratterizzata da coaguli di sangue e bassi livelli di piastrine. 

Il vaccino stimolerebbe lo sviluppo di anticorpi spcifici contro la proteina Pf4 che provocano l’attivazione delle piastrine, proprio come accade nella trombocitopenia indotta dall’eparina, un noto anticoagulante. Nei pazienti con trombosi del seno venoso cerebrale successiva al vaccino sono stati infatti trovati elevati livelli di anticorpi contro il Pf4, gli stessi presenti nei pazienti con reazioni anomale all’eparina. «La vaccinazione con ChAdOx1 nCov-19 può provocare il raro sviluppo di trombocitopenia trombotica immunitaria mediata da anticorpi attivatori delle piastrine contro PF4, che imita clinicamente la trombocitopenia autoimmune indotta da eparina», si legge nelle conclusioni dello studio. È una scoperta importante perché dà la possibilità ai medici di riconoscere con un test specifico questa sindrome e di utilizzare i trattamenti appropriati (sicuramente non l’eparina come si usa per i tradizionali trombi che potrebbe peggiorare le condizioni dei pazienti). 

Resta da chiarire però come mai i vaccini in questione possano indurre una risposta immunitaria così particolare. Potrebbe dipendere dai vettori virali usati? L’adenovirus umano Ad26 utilizzato dal vaccino di J&J è molto diverso da quello animale usato da AstraZeneca e utilizza anche un recettore differente per entrare nelle cellule. Secondo i ricercatori tedeschi la reazione immunitaria potrebbe essere causata piuttosto dal materiale genetico libero nel vaccino. «Un possibile fattore scatenante di questi anticorpi reattivi al PF4 potrebbe essere il DNA libero nel vaccini», si legge sul Nejm. Potrebbe darsi cioè che le particelle caricate positivamente di DNA virale nei vaccini si leghino alla proteina PF4 caricata negativamente scatenando la reazione immunitaria. 

Mentre la scienza indaga, ci si domanda quali effetti avranno le decisioni dei singoli governi sulle campagne vaccinali nel mondo. Intanto la Danimarca, primo Paese in Europa, ha deciso di rinunciare del tutto al vaccino di AstraZeneca. Soren Brostrom, direttore dell’agenzia sanitaria danese, ha parlato di una “decisione difficile” dettata da un ragionamento pragmatico. Le persone che devono ancora essere vaccinate nel Paese scandinavo non sono particolarmente a rischio di ammalarsi gravemente di Covid-19. «Dobbiamo considerare questo dato rispetto al fatto che ora abbiamo un rischio noto di gravi effetti avversi dalla vaccinazione con AstraZeneca, anche se il rischio in termini assoluti è minimo», ha dichiarato Brostrom.

Gli americani ne fanno invece soprattutto una questione di principio. «Qui negli Stati Uniti non abbiamo molta tolleranza per il fuoco amico. Sappiamo che stiamo combattendo una guerra contro Covid, ma quando le nostre contromisure mediche danneggiano le persone non possiamo ignorarlo. Dobbiamo prendere provvedimenti per ridurre al minimo o eliminare quello che potrebbe essere definito fuoco amico», ha dichiarato Peter Marks direttore del Center for Biologics Evaluation and Research presso la Food and Drug Administration (FDA). 

Cosa accadrà adesso in tutti quei Paesi nel mondo (Italia compresa), che hanno incentrato le loro campagne vaccinali proprio sui vaccini oggi più contestati?