Dai 60 in su attenzione all’acido folico: le carenze aumentano il rischio di demenza

Il legame

Dai 60 in su attenzione all’acido folico: le carenze aumentano il rischio di demenza

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Immagine: Adam Jones, Ph.D., CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Uno studio su Evidence Based Mental Health suggerisce di monitorare i livelli di acido folico nel sangue negli over 60 perché i livelli bassi sono associati a un maggior rischio di demenza e di morte prematura. Correggere le carenze potrebbe servire da prevenzione

Gli integratori di acido folico (vitamina B9) non servono solo alle donne incinte per proteggere lo sviluppo dell’embrione. Secondo uno studio pubblicato su Evidence Based Mental Health potrebbero rivelarsi utili nelle persone over 60 con livelli bassi di acido folico per la prevenzione della demenza. I ricercatori hanno infatti dimostrato che esiste un’associazione tra la carenza di vitamina B9 in età avanzata e il maggior rischio di andare incontro a declino cognitivo. 

Il legame è emerso dal monitoraggio di oltre 27mila persone tra i 60 e i 75 anni, residenti in Israele e registrati negli archivi sanitari nazionali, che non avevano avuto alcun segnale di demenza nei dieci anni precedenti alla prima analisi del sangue per il controllo dell’acido folico eseguita nel 2013. Tutti i partecipanti sono stati seguiti fino al 2017 e nel periodo di osservazione sono state raccolte tutte le diagnosi di demenza. Il 13 per cento del campione (3.418 persone) aveva carenze di vitamina B9 (livelli al di sotto di 4,4 ng/ml) e i livelli bassi di acido folico erano associati a un aumento sostanziale del rischio di demenza e di morte per qualsiasi causa.

Tra coloro che avevano carenze di acido folico, l'incidenza della demenza è stata stimata in 7,96 per 10mila anni-persona, mentre la morte per qualsiasi causa in 19,20 per 10mila anni-persona. Mentre tra chi aveva livelli di acido folico nella norma l'incidenza stimata di demenza e di morte erano rispettivamente di 4,24 e di 5,36 per 10mila anni-persona (l’ “anno-persona” è il parametro utilizzato in epidemiologia per calcolare il tasso di incidenza di una malattia).  In termini percentuali, nel gruppo con carenza di acido folico il tasso di demenza era quasi del 3,5 per cento e quello di morte per qualsiasi causa poco meno dell’8 per cento. Mentre tra le persone con livelli normali di vitamina B9 il tasso di demenza era di poco superiore al 3 per cento e quello di morte per qualsiasi causa di quasi il 4 per cento.

Secondo i calcoli dei ricercatori, tenendo conto anche degli altri fattori coinvolti nello sviluppo della demenza (diabete, depressione, fumo, ecc…),  chi ha una carenza di acido folico ha il 68 per cento di probabilità in più di ricevere una diagnosi di demenza ed è tre volte più a rischio di morte prematura per ogni causa rispetto a chi non ha carenze. 

I ricercatori hanno avanzato alcune ipotesi per spiegare l’associazione tra livelli bassi di folina e demenza: potrebbe darsi che la carenza di vitamina B9 innalzi i livelli di omocisteina (amminoacido coinvolto nelle patologie cardiovascolari), aumentando quindi il rischio vascolare di demenza, oppure c’è la possibilità che livelli sotto la norma di acido folico compromettano la riparazione del Dna dei neuroni, rendendoli vulnerabili al danno ossidativo, che a sua volta potrebbe accelerare l'invecchiamento e il danneggiamento delle cellule cerebrali. 

«Le concentrazioni di acido folico possono funzionare da biomarcatore utilizzato per modificare i rischi di demenza e mortalità in età avanzata. Lo studio ha delle implicazioni per le politiche di salute pubblica, suggerendo il monitoraggio delle concentrazioni di acido folico nel sangue negli anziani e il trattamento della carenza come misura preventiva», concludono i ricercatori.