L’acqua in bottiglia è piena zeppa di nanoplastiche: in 1 litro più di 200mila frammenti

Lo studio

L’acqua in bottiglia è piena zeppa di nanoplastiche: in 1 litro più di 200mila frammenti

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Immagine: https://pxhere.com/fr/photo/1144073, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione
Pet, nylon, Pvc. Si trovano diversi tipi di plastiche nell’acqua in bottiglia, presenti sotto forma di nanoparticelle tanto piccole da poter penetrate nel flusso sanguigno. Uno studio della Columbia University le ha conteggiate. Non si pensava fossero così tante

In un litro di acqua imbottigliata che beviamo ci sono 240mila frammenti di nanoplastiche, una quantità da dieci a cento volte superiore a quella conteggiata finora. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Si tratta di parti di dimensioni più che microscopiche. Per fare un esempio: un capello umano ha una larghezza di circa 70 micrometri (1 micrometro è pari a un 1 milionesimo di metro).  Le microplastiche vanno da 5 millimetri fino a 1 micrometro, mentre le nanoplastiche, sono particelle inferiori a 1 micrometro, misurate in miliardesimi di metro.

I ricercatori della Columbia University hanno utilizzato una nuova tecnologia per individuare quelle tracce di plastica nell’acqua industriale che sfuggono ai consueti controlli riuscendo a distinguere particelle di dimensioni fino a 100 nanometri. 

L’analisi ha coinvolto tre aziende molto popolari negli Stati Uniti. 

Ebbene, in un litro d’acqua in bottiglia sono state individuate dalle 110mila alle 370mila particelle di plastica, il 90 per cento delle quali consisteva in nanoplastiche, il restante 10 per cento in microplastiche. I ricercatori hanno anche riconosciuto il tipo di plastiche presenti nell’acqua e hanno catturato la forma delle particelle delle singole sostanze, un dato utile per le ricerche biomediche che studiano l’impatto delle nanoplastiche ingerite sulla salute. I rischi sono in parte già conosciuti: a differenza delle microplastiche, le nanoplastiche possono passare attraverso l’intestino e i polmoni direttamente nel flusso sanguigno e da lì raggiungere organi come il cuore e il cervello. Possono anche attraversare la placenta e arrivare al feto. 

Grazie a una tecnica chiamata spettroscopia Raman, che effettua il sondaggio dei campioni ricorrendo a due laser simultanei sintonizzati per far risuonare molecole specifiche,  si è scoperto a quale tipo di plastica appartenessero i frammenti presenti nell’acqua. Sono state trovate alte percentuali di polietilene tereftalato (comunemente noto come Pet). Nessuna sorpresa: la maggior parte delle bottiglie d’acqua è realizzata con questo materiale.  L’esposizione al sole può favorire il rilascio dei frammenti dal contenitore al suo interno. Uno studio recente suggerisce che le particelle possano entrare nell'acqua quando si apre o si chiude ripetutamente il tappo, un movimento che può comportare la perdita impercettibile di materiale.

Presente in quantità ancora maggiore è la poliammide, un tipo di nylon che, per ironia della sorte, potrebbe essere rilasciato dal filtro utilizzato dalle industrie proprio per pulire l’aqua dalle microplastiche che è realizzato con quel materiale. Tra le altre plastiche disciolte nell’acqua, si trovano il polistirene, il cloruro di polivinile (PVC) e polimetilmetacrilato, tutti materiali usati nei processi industriali. 

Va specificato che gli scienziati hanno limitato la ricerca a 7 tipi di plastiche che sono state associate a solamente il 10 per cento di circa di tutte le nanoparticelle trovate nei campioni. Ancora non si sa quindi cosa sia il resto. Se si trattasse di nanoplastiche, significherebbe che in un litro d’acqua potrebbero esserci anche decine di milioni di particelle nanoscopiche di plastica.

I ricercatori hanno intenzione di esaminare anche l’acqua del rubinetto, dove la presenza delle microplastiche è già nota, anche se le quantità sono di molto inferiori rispetto all’acqua in bottiglia. . È già in corso uno studio per monitorare la presenza di microplastiche e nanoplastiche nelle acque reflue immesse dagli scarichi delle lavatrici e sta per partirne un altro sulla  composizione della neve nell'Antartide occidentale. Sul fronte biomedico, il team della Columbia University ha avviato ricerche per misurare le nanoplastiche nei vari tessuti umani ed esaminarne gli effetti neurologici e sullo sviluppo. L’esplorazione del mondo delle nanoplastiche è appena cominciata e si intravedono nuove scoperte poco rassicuranti. 

 

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