Alzheimer, un familiare su tre ha sintomi depressivi persistenti

Lo studio 

Alzheimer, un familiare su tre ha sintomi depressivi persistenti

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Immagine: Hauoratrust, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Oltre il 60% dei famigliari che accudiscono una persona con Alzheimer diventa depresso. Qualcuno migliora nel tempo. Ma 1 su 3 sviluppa sintomi persistenti, indipendentemente però dalla gravità della malattia della persona accudita. Il problema è che non si vede una luce in fondo al tunnel

L’associazione non è uno a uno, ma poco ci manca e per semplificare si potrebbe dire che accanto a ogni malato di Alzheimer c’è una persona, un parente che ha assunto il ruolo di caregiver, che soffre di depressione. Uno studio finlandese infatti dimostra che più del 60 per cento delle persone che vivono accanto a un paziente affetto dalla malattia neurodegenerativa mostra sintomi depressivi e comincia a manifestarli già al momento della diagnosi. Per un terzo dei caregiver le condizioni peggiorano con il progredire della malattia della persona accudita. L’indagine ha coinvolto 226 persone impegnate quotidianamente ad accudire una persona che ha perso del tutto o in parte il contatto con il mondo esterno, che non sa dove si trova, che non ricorda il suo passato, che non riconosce i suoi figli. 

I partecipanti sono stati seguiti per cinque anni a partire dal momento della diagnosi. Ebbene, sfuggire alla depressione per chi si prende cura di un caso di Alzheimer è quasi impossibile.  Il 61,5 per cento dei caregiver famigliari del paziente ha manifestato sintomi depressivi al momento della diagnosi. In più della metà di loro, i sintomi depressivi sono rimasti lievi durante il follow-up e in alcuni casi sono persino diminuiti, ma in un terzo dei casi si è osservato un peggioramento della salute mentale. Gli anni più critici sono il terzo e il quinto dalla diagnosi e i caregiver più a rischio di depressione sono generalmente le donne che accudiscono i mariti quando questi manifestano anche sintomi neuropsichiatrici.  Inaspettatamente, il livello di depressione non è direttamente collegato al livello di gravità della malattia della persona accudita. Sembrerebbe infatti che a favorire l’insorgere della depressione sia la condizione stessa di caregiver e la percezione che si tratti di una situazione di lunga durata, indipendentemente dal livello di autonomia del paziente. Il malessere scatta, insomma, perché non si vede la fine del tunnel. 

I ricercatori sottolineano l’importanza di valutare anche le condizioni di salute dei caregiver quando viene consegnata una diagnosi di Alzheimer  e di programmare incontri periodici per monitorare gli effetti del nuovo ruolo sulla loro salute mentale. 

«I caregiver familiari entrano nella situazione del caregiving, che spesso dura molti anni, per lo più venendo da background diversi e queste differenze si fanno sentire. È importante considerare la salute del caregiver familiare già quando si esamina la situazione dell'individuo con malattia di Alzheimer. La valutazione e il monitoraggio continuo della salute e del benessere dei caregiver familiari dovrebbero essere inclusi nel trattamento dei disturbi della memoria», afferma  Tarja Välimäki del Dipartimento di scienze infermieristiche dell'Università della Finlandia orientale.