Anche a 85 anni dieci minuti di camminata al giorno allungano la vita

Congresso ESC

Anche a 85 anni dieci minuti di camminata al giorno allungano la vita

Old_man_walking_in_the_park_of_Germia,Prishtine.JPG

Immagine: Burim, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Camminare allunga la vita. Vale anche per chi ha già alle spalle una vita lunga. Le persone over 85 che camminano 10 minuti al giorno a passo lento riducono del 40 per cento il rischio di mortalità per tutte le cause e per cause cardiovascolari negli anni successivi rispetto alle persone inattive

Il messaggio rivolto a tutti gli ottuagenari è sintetico e chiaro, i ricercatori hanno voluta farla semplice: per vivere più a lungo bisogna camminare 10 minuti al giorno. La breve passeggiata quotidiana fa guadagnare anni di vita in più anche agli over 85. È il risultato di uno studio coreano presentato al congresso della European Society of Cardiology (Barcellona, 26-29 agosto) che ha valutato gli effetti benefici di una breve ma costante attività motoria proprio sulle persone di oltre 85 anni.  

I ricercatori hanno attinto i dati dal database delle assicurazioni sanitarie della popolazione coreana, il Korean National Health Insurance Service (NHIS) Senior, selezionando 7mila adulti over 85 che si erano sottoposti ai programmi di screening tra il 2009 e il 2014. Tutti i partecipanti hanno compilato un questionario indicando il tempo dedicato settimanalmente al movimento e specificando quale tipo di attività fisica avessero svolto, camminata a passo lento, pedalate in bicicletta, camminata a passo svelto o attività più intense come la corsa. 

L’età media dei partecipanti era di 87 anni e il 68,3 per cento erano donne. 

I ricercatori hanno diviso il campione in cinque gruppi in base al tempo dedicato alla camminata a passo lento. 

Il 57,5 per cento dei partecipanti non ha mai intrapreso passeggiate a passo lento, l’8,5 per cento ha camminato meno di un’ora a settimana, il 12 per cento ha camminato da una a due ore, l’8,7 per cento ha camminato da due a tre ore e il 13,3 per cento ha camminato più di tre ore a settimana.

Tra tutti i senior coinvolti nello studio, il 14,7 per cento ha svolto attività fisica di intensità moderata e l’11 per cento di intensità vigorosa. Solo 538 partecipanti (7,6%) hanno soddisfatto le raccomandazioni delle linee guida per l'attività fisica di intensità da moderata a vigorosa (150-300 minuti di attività fisica aerobica d'intensità moderata oppure almeno 75-150 minuti di attività vigorosa). Dei 2.996 partecipanti che camminavano a passo lento ogni settimana, il 33 per cento svolgeva anche attività fisica di intensità moderata o vigorosa.

I ricercatori hanno analizzato l’ associazione tra camminata, mortalità per tutte le cause e mortalità cardiovascolare dopo aver escluso dal calcolo  la quantità di energia consumata in attività fisica di intensità da moderata a vigorosa. L’obiettivo dello studio era infatti valutare l’impatto sulla salute di un esercizio alla portata di tutti o quasi gli ultra ottantenni: fare qualche passo con calma ma tutti i giorni. 

Dallo studio è emerso che rispetto agli individui sedentari, coloro che camminavano almeno un'ora a settimana (cioè le tre categorie con livelli di attività maggiori) avevano un rischio inferiore del 40 per cento di mortalità per tutte le cause e del 39 per cento di mortalità per cause cardiovascolari. 

«La camminata era associata a una minore probabilità di morire negli anziani, indipendentemente dal fatto che facessero o meno attività fisica di intensità da moderata a vigorosa. Identificare la quantità minima di esercizio che può avvantaggiare le persone più anziane è un obiettivo importante poiché i livelli di attività raccomandati possono essere difficili da raggiungere. Il nostro studio indica che camminare anche solo un'ora alla settimana è vantaggioso per le persone di età pari o superiore a 85 anni rispetto all'essere completamente inattivi. Il messaggio conclusivo quindi è continuare a camminare per tutta la vita», ha commentato Moo-Nyun Jin della Inje della University Sanggye Paik Hospital di Seul nella Repubblica di Corea.