Anche la dieta giapponese può aiutare a prevenire il cancro

Alimentazione e salute

Anche la dieta giapponese può aiutare a prevenire il cancro

di redazione

L’alimentazione giapponese presenta due vantaggi: la presenza di cibi con estrogeni deboli, che genera un’azione protettiva, e la scarsità di grassi saturi, che risultano dannosi per il colesterolo.

Appuntamento a Roma, martedì 8 ottobre, per il convegno “Dieta giapponese e prevenzione oncologica”, organizzato da MA Provider con il contributo di Astellas, per ricordare l’importanza dell’alimentazione nella prevenzione e nella lotta alle patologie oncologiche, con specifico riferimento al carcinoma prostatico.

«Per noi è una vera soddisfazione supportare questa iniziativa che fa conoscere meglio la cucina giapponese» dice Akihiko Uchikawa, vice capo missione dell’Ambasciata del Giappone in Italia. «La peculiarità della nostra alimentazione – prosegue - è parte della nostra identità culturale. Auspichiamo dunque che la cucina giapponese, buona, salutare e sicura, possa aggiungere varietà alle raffinate cucine mediterranea e italiana, suscitando un maggior interesse anche per altri aspetti della cultura giapponese».

Nonostante si differenzino per gli alimenti e i metodi di preparazione, dieta mediterranea e giapponese condividono molti dei nutrienti necessari per una vita lunga e sana. Entrambe sono considerate da numerosi studi le forme di alimentazione più sane; dal 2014 sono poi state riconosciute patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco. Tra i principali benefici, si riscontrano una più alta aspettativa di vita e la riduzione di malattie cardiovascolari, diabete e cancro: per l’ictus del 25% con la dieta mediterranea e del 22% con quella giapponese; per il cancro del 35% con la mediterranea e del 27% con la giapponese; per il morbo di Parkinson del 46% con mediterranea e del 50% con la giapponese. Sorprendono soprattutto i dati relativi al cancro della prostata, in merito ai quali emerge un’incidenza maggiore nei Paesi occidentali (per esempio, del 40% negli Stati Uniti); in Giappone, i numeri mostrano un calo rilevante, attestandosi a un’incidenza del 10%. Secondo uno studio pubblicato dai ricercatori del Children's Hospital Medical Center di Cincinnati su Biology and Reproduction, i benefici della “dieta giapponese” nella prevenzione del cancro della prostata sono dati dalla produzione di una molecola chiamata Equol, prodotta dall’intestino quando digerisce la soia, che risulterebbe in grado di bloccare l’azione di un ormone maschile, il DHT, collegato all’ipertrofia prostatica e al tumore.

«Alla luce del rapporto tra cibo e geni, le diete tradizionali, quali la mediterranea e la giapponese – spiega Marco Silano, responsabile dell'Unità operativa Alimentazione, nutrizione e salute dell'Istituto superiore di sanità - presentano uno stretto legame tra la popolazione, il territorio e le tradizioni culturali, a cui i geni “protettivi” nei confronti delle malattie cronico-degenerative si sono selezionati nel tempo».

La presenza di fibre, acidi grassi mono e poli-insaturi, sali minerali e un’elevata quantità di sostanze antiossidanti «forniscono all’organismo una protezione contro i processi infiammatori e contro l’invecchiamento cellulare» sottolinea Silvia Migliaccio, segretario generale della Società italiana di scienza dell’alimentazione. «Svolgono inoltre un ruolo fondamentale nella prevenzione di malattie metabolico-croniche, quali patologie cardiovascolari, diabete mellito e patologie tumorali- aggiunge - tra cui il tumore della prostata».