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Arresto cardiaco. Quei 30 gradi che salvano la vita in gravidanza
Redazione
Corpo

Ancora non è abbastanza, ma è cambiato molto negli ultimi anni in tema di rianimazione cardiopolmonare. Finalmente si è cominciato a parlare di manovre di rianimazione tra i cosiddetti “laici”, le persone comuni; sono state approvate norme che ne facilitano la diffusione; si è arrivati a una più capillare diffusione dei defibrillatori semiautomatici. 

C’è però un aspetto di cui forse si è parlato poco: quali sono le manovre salvavita quando l’arresto cardiaco colpisce una donna in gravidanza? 

«La gravità e la complessità  dell’evento ci obbligano a prepararci su questo scenario in chiave di primo soccorso: occorre agire senza ansia e senza la paura di arrecare ulteriore danno», dice Fausto D’Agostino, medico chirurgo specialista in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore al “Campus Bio-Medico” di Roma che ha ideato e prodotto un video (“La vita…il Dono dei doni”) sulle manovre salvavita nella donna in gravidanza. 

Durante la gravidanza il cuore è sottoposto a un surplus di lavoro a cui l’organismo femminile è perfettamente in grado di far fronte, ma in rari casi anche nelle donne in gravidanza il cuore può fermarsi. 

Non esistono molti dati sul rischio di arresto cardiaco nel corso della gravidanza. Uno studio condotto dall’University of Arkansas for Medical Sciences di Little Rock e pubblicato sulla rivista Anesthesiology che ha preso però in esame donne già ricoverate per parto imminente (e quindi assistite in ambiente ospedaliero), ha evidenziato come sia prima sia durante il parto le donne corrano il rischio di andare incontro ad arresto cardiaco. Tra il 1998 e il 2011, su 56.900.512 donne ricoverate, si sono verificati 4.843 arresti cardiaci, circa 8 ogni 100 mila. Nella maggior parte dei casi la causa principale è stata un’emorragia; cause meno frequenti un’insufficienza cardiaca, un’embolia da liquido amniotico, un’infezione del sangue o sepsi.

Circa il 60% delle donne è sopravvissuta all’evento. 

Ma come comportarsi quando l’arresto cardiaco avviene al di fuori dell’ambiente ospedaliero?

«Nell’arresto cardiaco in gravidanza - spiega ancora D’Agostino - l’utero comprime la vena cava impedendo il ritorno venoso e vanificando il massaggio cardiaco, quindi occorre posizionare la paziente di 30° sul fianco sinistro. Il massaggio cardiaco deve essere eseguito comprimendo la parte superiore dello sterno ed è possibile utilizzare il defibrillatore con le solite modalità in quanto non ci sono evidenze di danno fetale».

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