Se il cardiologo vi chiede se avete fatto bei sogni c’è una ragione

Lo studio

Se il cardiologo vi chiede se avete fatto bei sogni c’è una ragione

Uno studio su più di mille pazienti cardiaci dimostra che esiste una forte associazione tra incubi frequenti e ansia, depressione, e insonnia. Queste condizioni possono peggiorare il quadro clinico ed è quindi logico che il cardiologo si informi su cosa hanno sognato i suoi pazienti

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Immagine: Henry Fuseli, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Mi racconti i suoi sogni. Non è lo psicoterapeuta a chiederlo ma il cardiologo. Perché l’informazione può aiutare a prevenire complicanze nei pazienti con disturbi cardiovascolari. 

Lo suggerisce uno studio appena pubblicato sull’European Journal of Cardiovascular Nursing che considera gli incubi frequenti come campanelli d’allarme di un malessere psichico che può avere ripercussioni sul cuore. Secondo i ricercatori della University School of Medicine di Tokyo i pazienti affetti da malattie cardiache ricoverati in ospedale che hanno sogni spaventosi aumentano di cinque volte il rischio di soffrire di ansia, depressione e di disturbi del sonno rispetto ai pazienti con una patologia equivalente che fanno bei sogni. 

Sognare di scappare da qualche minaccia, di ferirsi, di doversi nascondere per salvarsi la pelle, non piace a nessuno. Ci si sveglia spaventati e il malumore prosegue per il resto della giornata.  Ma quando succede a una persona affetta da qualche patologia cardiovascolare possono esserci conseguenze peggiori di un brutto risveglio. 

Gli studi epidemiologici hanno infatti dimostrato che nella popolazione generale esiste un’associazione tra brutti sogni e disturbi psicologici, ansia, stress, depressione, insonnia che sono fattori di rischio noti per la salute del cuore.  Nei pazienti con malattie cardiovascolari gli incubi sono piuttosto frequenti e la ragione potrebbe essere duplice: l’attività onirica angosciante potrebbe dipendere dal disturbo fisiologico stesso oppure dalle medicine assunte dai pazienti come beta bloccanti e Ace inibitori. 

I ricercatori giapponesi hanno cercato di capire quali di questi fattori fosse maggiormente associato agli incubi notturni dei pazienti. 

Lo studio è stato condotto su 1.233 pazienti dell’età media di 64 anni per il 75 per cento uomini. 

Durante il sonno i pazienti erano sottoposti a pulsossimetria notturna, l’esame diagnostico-strumentale utilizzato per il controllo notturno della saturazione dell’ossigeno.  Tutti i partecipanti erano invitati a prendere nota dei loro sogni per poter analizzare l’impatto degli incubi sulla qualità del sonno. 

Il 15 per cento dei pazienti ha avuto almeno un incubo al mese e il 3,6 per cento ne ha avuto uno a settimana. Le donne avevano maggiori probabilità di avere il sonno disturbato dagli incubi in confronto agli uomini. Quasi la metà dei pazienti (45.9%) ha dichiarato di soffrire di insonnia, il  18,5 per cento di depressione, il 16,9 per cento di ansia e il 28 per cento aveva disturbi respiratori durante il sonno. Incrociando tutti i dati, i ricercatori hanno escluso il legame tra incubi e farmaci. I sogni angosciosi erano piuttosto associati a depressione, ansia e insonnia. I pazienti che avevano un incubo a settimana avevano una probabilità cinque volte superiore di soffrire di depressione e di ansia e sette volte superiore di manifestare insonnia. I risultati rispecchiano in sostanza quanto si era già osservato nella popolazione generale. 

Nei pazienti cardiaci gli incubi sono associati a disturbi psichici  e insonnia come nel resto della popolazione. Il problema però per questa categoria di persone è che quei disturbi possono peggiorare la loro condizione clinica. Ecco perché i medici dovrebbero interessarsi dell’attività onirica dei loro pazienti. «Le forti associazioni tra frequenti incubi, insonnia e disturbi psicologici che abbiamo osservato riflettono ricerche precedenti su persone sane, suggerendo che queste relazioni potrebbero essere universali indipendentemente dalla presenza di malattie cardiache Ma gli incubi possono essere un campanello d’allarme per problemi psicologici o del sonno sottostanti che dovrebbero essere affrontati per evitare ulteriori problemi cardiaci o il peggioramento di quelli attuali. Gli operatori sanitari dovrebbero includere una domanda sugli incubi nelle loro valutazioni», suggerisce  Takashi Kohno, a capo dello studio.