Se si cerca un bambino, attenzione alla cannabis: rende più difficile restare incinta

Lo studio

Se si cerca un bambino, attenzione alla cannabis: rende più difficile restare incinta

Uno studio dei National Institutes of Health sconsiglia l’uso della cannabis nelle donne in cerca di una gravidanza. Il consumo della sostanza sembrerebbe ridurre del 40 per cento le probabilità di restare incinta. Ma sono necessari studi su un campione più ampio per avere dati definitivi

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Immagine: ashton, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Le donne che consumano cannabis potrebbero avere maggiori difficoltà a concepire un figlio rispetto alle donne che non ne fanno uso. È quanto suggerisce uno studio dei National Institutes of Health pubblicato su Human Reproduction che ha valutato gli effetti della marijuana sulla fertilità in 1.200 donne tra i 18 e i 40 anni di età in cerca di una gravidanza dopo uno o due aborti spontanei precedenti.

Ebbene, le donne con un tracce di cannabis nelle urine nelle settimane precedenti al concepimento avevano ridotto del 40 per cento le probabilità di restare incinte ogni mese rispetto alle donne che non avevano fatto uso della sostanza. Bisogna però specificare, e sono gli stessi autori a farlo, che il numero di partecipanti che consumava cannabis era piuttosto basso e che sono necessari indagini su un campione più ampio per ottenere risultati più affidabili. In attesa degli ulteriori approfondimenti, i ricercatori invitano comunque le donne in cerca di un figlio a ridurre o eliminare del tutto il consumo di cannabis.

Le donne coinvolte nello studio sono state seguite per i sei mesi precedenti al concepimento e durante la gravidanza (nei casi sia avvenuta). Tutte le partecipanti sono state sottoposte a un questionario all’inizio dello studio in cui dichiarare con quale frequenza avessero consumato marijuana o hashish nei 12 mesi precedenti. Le risposte potevano variare da “mai”, “raramente”, “occasionalmente”, “qualche volta”, “spesso”, “quotidianamente”.  

Le donne sono anche state sottoposte all’analisi delle urine al momento del reclutamento e sei mesi dopo quella data nel caso in cui non fossero rimaste incinte oppure al momento del test positivo di gravidanza in caso di concepimento.

In totale, solamente il 5 per cento delle donne (62) aveva fatto uso di cannabis prima del concepimento. In questa categoria la gravidanza desiderata si lasciava attendere di più: per ogni ciclo mensile, le donne che avevano usato cannabis avevano il 41 per cento di probabilità in meno di concepire rispetto alle non consumatrici. E alla fine dello studio nel gruppo delle donne che avevano consumato la cannabis ci sono state meno gravidanze che nel gruppo delle donne che non avevano usato la sostanza ( il 42% contro il 66%). Non sono invece emerse differenze differenze nei tassi di aborto spontaneo tra i due gruppi. 

Il meccanismo per cui la cannabis incide negativamente sulla fertilità femminile non è chiaro. Ma i ricercatori hanno notato che le donne che consumavano cannabis mostravano alcune differenze negli ormoni riproduttivi coinvolti nell'ovulazione. In particolare aumentavano i livelli di ormone luteinizzante (LH) in rapporto all'ormone follicolo stimolante (FSH). Queste differenze potrebbero aver influenzato la capacità del concepimento. Inoltre, alcuni studi sugli animali suggeriscono che l'uso di cannabis può alterare il rivestimento dell'utero, rendendo più difficoltoso l’impianto dell’embrione. 

«Fino a quando non saranno disponibili ulteriori informazioni, hanno detto gli autori, le donne che cercano di rimanere incinte dovrebbero essere consapevoli che la cannabis potrebbe potenzialmente influenzare le loro possibilità di gravidanza», avvertono i ricercatori.