Covid-19: efficacia dei vaccini compromessa dall’inquinamento atmosferico

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Covid-19: efficacia dei vaccini compromessa dall’inquinamento atmosferico

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Immagine: www.Pixel.la Free Stock Photos, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione
Non era facile prevederlo. L’inquinamento dell’aria può essere una minaccia per l’efficacia dei vaccini più consistente delle varianti trasformiste. Livelli elevati di Pm2,5 e di NO2 amentano il rischio di ricovero per Covid del 30%. Anche se si è vaccinati

Era difficile prevederlo. Più che dalle varianti trasformiste e sfuggenti, l’efficacia dei vaccini anti Covid può essere compromessa dall’inquinamento atmosferico. Il Pm2,5 si rivela una minaccia più pericolosa della variante Omicron. Le persone vaccinate o non vaccinate, indifferentemente, se vengono esposte ad elevati livelli di sostanze tossiche possono aumentare fino al 30 per cento il rischio di ricovero per Covid rispetto ai pazienti non esposti agli agenti inquinanti. 

Specifichiamolo, il valore protettivo del vaccino nei confronti della malattia grave resta valido, ma per le persone esposte a elevati livelli di inquinamento atmosferico la protezione si riduce. 

I ricercatori della Keck School of Medicine della University of Southern California e del Kaiser Permanente Southern California hanno scoperto infatti che i valori di due noti agenti inquinanti, Pm2,5 (polveri sottili), biossido di azoto, aumentano del 30 per cento il rischio di ricovero anche tra le persone vaccinate. Lo studio pubblicato sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine è il primo ad aver valutato l’impatto delle sostanze tossiche inalate dai pazienti prima dell’infezione sugli esiti di Covid-19. 

Gli scienziati hanno analizzato i dati di oltre 50mila pazienti affetti da Covid  nella California meridionale e hanno messo a confronto i livelli di Pm2,5 e di biossido di azoto documentati dal monitoraggio della qualità dell'aria con le cartelle cliniche dei pazienti. I dati dell’aria si riferivano a un mese a un anno prima dell’infezione. 

Dall’analisi è emerso che un’esposizione sia prolungata che temporanea all’aria inquinata può compromettere in parte l’effetto protettivo dei vaccini peggiorando i sintomi di Covid-19. 

«Questi risultati sono importanti perché mostrano che, mentre i vaccini COVID-19 riescono a ridurre il rischio di ricovero, le persone vaccinate ed esposte all'aria inquinata hanno ancora un maggior rischio di esiti peggiori rispetto alle persone vaccinate non esposte all'inquinamento atmosferico», ha affermato Anny Xiang, PhD, MS, ricercatrice senior presso il Kaiser Permanente Southern California (KPSC), tra gli autori dello studio. 

I ricercatori hanno analizzato l’impatto dell’esposizione all’inquinamento sia a lungo che a breve termine osservando che l’esposizione prolungata, associata a un maggior rischio di malattie cardiovascolari e polmonari, è legata a sintomi più gravi di Covid-19.  L’esposizione a breve termine può peggiorare l'infiammazione dei polmoni e potrebbe persino alterare la risposta immunitaria al virus. Le persone vaccinate o non vaccinate esposte a livelli elevati di inquinamento corrono grosso modo gli stessi rischi: chi è esposto a un picco nella concentrazione di Pm2,5 aumenta del 13 per cento il rischio di ricovero, chi è esposto a valori elevati di particolato per un lungo periodo di tempo aumenta le probabilità di finire in ospedale del 24 per cento. L’esposizione a breve termine del biossido di azoto aumenta il rischio di ospedalizzazione del 14 per cento e l’esposizione a lungo termine del 22 per cento. Non è stata trovata, invece, alcuna associazione tra ricovero ospedaliero e concentrazioni di ozono. 

Insomma, neanche i vaccini riescono a mitigare l’impatto negativo dell’inquinamento dell’aria sulla salute delle vie respiratorie.