Dal Covid-19 la lezione per un “New Deal” della vaccinazione degli over-65

L'indagine

Dal Covid-19 la lezione per un “New Deal” della vaccinazione degli over-65

di redazione

Uno degli effetti della pandemia è stato quello di “congelare” le vaccinazioni contro le malattie infettive più temibili nella terza età, obbligando i servizi vaccinali sul territorio a compiere scelte logistiche e organizzative del tutto inedite non soltanto per rispondere alla straordinarietà della vaccinazione di massa ma anche per portare avanti la campagna anti-influenzale e recuperare le vaccinazioni non effettuate a causa dell’emergenza.

Hub vaccinali, vaccinazioni “drive-in”, camper vaccinali sono solo alcune delle soluzioni adottate in emergenza che potrebbero rivelarsi efficaci anche per le vaccinazioni “ordinarie” di adulti anziani come influenza, polmonite pneumococcica, herpes zoster, ancora lontane da livelli di copertura ottimali.

A scattare questa fotografia è la prima Indagine sulla vaccinazione degli anziani e dei fragili in epoca Covid, realizzata da Italia Longeva, l’Associazione nazionale per l’invecchiamento e la longevità attiva del ministero della Salute, presentata on line giovedì 29 aprile.

«Mai come quest’anno – sostiene Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva - la vaccinazione ha rappresentato una chiamata alle armi necessaria per proteggere chi è più fragile. È ora necessario fare tesoro di quanto di buono è stato implementato a livello locale per superare le tradizionali barriere culturali, organizzative e professionali che impediscono alla vaccinazione di decollare e di raggiungere le coperture auspicate per la protezione dei soggetti anziani e a elevata fragilità».

L’indagine, partendo da una revisione della letteratura scientifica, ha coinvolto i servizi di prevenzione di nove realtà regionali con un bacino di utenza di circa 24 milioni di cittadini.

Infrastrutture più adeguate e utilizzo di grandi spazi, maggiore accessibilità, ampliamento delle categorie di attori coinvolti nella prevenzione vaccinale (oltre ai medici di famiglia, specialisti e operatori dei centri vaccinali ospedalieri), co-somministrazione di più vaccini per ridurre gli accessi alle strutture, potenziamento della comunicazione al cittadino: sono questi gli interventi, in molti casi già implementati per la campagna vaccinale anti-Covid, ritenuti più efficaci per promuovere l’adesione alla vaccinazione e incrementare le coperture di adulti anziani per le vaccinazioni previste dal Piano vaccinale e dal Calendario per la vita.

Lo sforzo affrontato per la pandemia «è stato straordinario – sottolinea Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute - e in questo senso la proroga del Piano vaccinale 2017-2019 è stata una delle scelte migliori in termini di sanità pubblica. Il nostro compito ora è aggiornarlo sulla base delle opzioni vaccinali disponibili per offrire ai cittadini piani vaccinali adeguati anche rispetto al progresso scientifico e tecnologico che stiamo vivendo. A tal proposito – precisa Rezza - è stato già attivato presso la Direzione generale della Prevenzione il nuovo gruppo di lavoro che si sta occupando del Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2021-2025».

Dall’indagine è emersa infine l’esigenza di ottimizzare l’attivazione e l’utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico anche per quanto riguarda l’anagrafe vaccinale.

«Ora più che mai c’è l’esigenza di un “new deal” per il rilancio delle vaccinazioni di adulti e anziani – osserva Bernabei - ponendo fine ad annose questioni amplificate dal Covid. Il vero cambio di marcia non potrà realizzarsi senza una spinta concreta all’informatizzazione e alla digitalizzazione dell’anagrafe vaccinale. Anche questa è una lezione che abbiamo imparato dalla pandemia – conclude - non sprechiamo l’occasione di riflettere sulla centralità della prevenzione e sulle migliori strategie per rilanciarla»