Covid. Ancora una conferma: il vaccino in gravidanza riduce il rischio di infezione e ricovero nei neonati

Lo studio

Covid. Ancora una conferma: il vaccino in gravidanza riduce il rischio di infezione e ricovero nei neonati

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Immagine: © HealthDesk
di redazione
La protezione massima si ottiene se la mamma riceve la seconda o terza dose nel terzo trimestre di gravidanza. Vanno quindi eventualmente soppesati i rischi e i benefici di ritardare la vaccinazione

Il vaccino anti Covid durante la gravidanza protegge le mamme e i bambini. Sono stati pubblicati sul British Medical Journal i risultati di una ricerca condotta in Canada che dimostra l’efficacia dei vaccini a mRna effettuati dalle donne incinte nel prevenire le infezioni e il ricovero dei neonati. La protezione contro l’infezione provocata dalla variante Omicron aumenta se la mamma riceve una seconda dose nelle ultime fasi della gravidanza ed è massima nelle prime otto settimane di vita dei bambini. La somministrazione di una terza dose (booster) durante la gravidanza rafforza ulteriormente lo scudo protettivo dei neonati. 

È vero, riconoscono i ricercatori, che nella maggior parte dei casi Covid nei bambini appena nati si manifesta in forma leggera e non costituisce un rischio per la salute. Ma è altrettanto vero che i bambini di pochi mesi di vita hanno una probabilità maggiore di essere ricoverati in seguito a un’infezione da Sars-Cov-2 rispetti ai bambini più grandi.  Non essendo stati autorizzati i vaccini per i bambini al di sotto dei sei mesi di età, l’unico modo per fornire ai neonati una protezione è ricorrere agli anticorpi materni che possono essere trasferiti al feto attraverso la placenta o al bambino attraverso l’allattamento. 

I ricercatori hanno sottoposto al test per Covid oltre 8mila bambini di meno di sei mesi di età nati in Ontario tra il 7 maggio del 2021 e il 31 marzo del 2022 (un periodo dominato dalle varianti delta e omicron). I risultati sono stati messi a confronto con lo stato vaccinale delle madri (nessuna dose, una, due o tre dosi di vaccino) e con le ammissioni in ospedale. 

Ebbene,  due dosi di vaccino durante la gravidanza sono state efficaci al 95 per cento contro l'infezione causata dalla variante delta nei neonati e al 97 per cento contro il ricovero ospedaliero. 

L’efficacia protettiva del vaccino materno nei confronti delle infezioni causate dalla variante omicron è molto meno pronunciata:  due dosi della mamma hanno avuto un’efficacia del 45 per cento sul rischio di infezioni dei neonati e del 53 per cento sul rischio di ricovero.  Con una terza dose però durante la gravidanza si raggiungevano valori di efficacia elevati per i neonati: del 73 per cento contro l’infezione e dell’80 per cento contro il ricovero. La protezione offerta dalle due dosi del vaccino a mRna contro l'infezione da omicron è stata massima quando la seconda dose è stata somministrata nel terzo trimestre di gravidanza (53%) rispetto al primo (47%) o al secondo (37%) trimestre.

L'efficacia di due dosi per i neonati contro l'infezione da Omicron è diminuita nel tempo, passando dal 57 per cento nelle prime otto settimane al 40 per cento dopo le 16 settimane di età. Una sola dose durante la gravidanza ha offerto una protezione minore contro l'infezione nei bambini rispetto a due o tre dosi (81% contro Delta e 30% contro Omicron ).

«In questo studio, dimostriamo che la vaccinazione materna contro il covid-19 durante la gravidanza potrebbe avere un duplice vantaggio conferendo anche protezione ai bambini. La massima protezione è stata osservata durante le prime otto settimane di vita e quando la vaccinazione materna con la seconda dose è avvenuta nel terzo trimestre di gravidanza. Le implicazioni cliniche di questa scoperta sulla vaccinazione materna devono essere soppesate rispetto ai rischi di ritardare la vaccinazione per la donna incinta e il feto. Inoltre, la somministrazione della sola prima dose di vaccino durante la gravidanza offre una protezione inferiore rispetto al completamento della serie di due o tre dosi», commentano i ricercatori.

Un editoriale pubblicato a corredo dello studio, pur confermando la validità della ricerca, tuttavia, avverte: «nel panorama in rapida evoluzione di SarsCoV2, anche conclusioni solide non possono fornire risposte definitive». Il principale problema riguarda le varianti: quelle circolanti quando è stato realizzato lo studio «sono state parzialmente sostituite da ceppi più evasivi, come BQ.1, BQ.1.1, BF.7, XBB e XBB.1. Non è chiaro se l’efficacia del vaccino riportata in questo e negli studi precedenti sia ancora valida per questi ceppi».