Dopo i 50 non sottovalutare la carenza di ferro: aumenta il rischio di malattie cardiache

Il dato

Dopo i 50 non sottovalutare la carenza di ferro: aumenta il rischio di malattie cardiache

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Immagine: Airman 1st Class John Nieves Camacho, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
Circa il 10 per cento delle malattie cardiache nelle persone di 60-70 anni potrebbe essere evitato correggendo la carenza di ferro nei dieci anni precedenti. Le persone con valori bassi di ferritina e transferrina hanno un rischio del 24 per cento più alto di malattie coronariche

Circa il 10 per cento delle malattie cardiache tra le persone di 60-70 anni potrebbe essere evitato correggendo la carenza di ferro dieci anni prima. 

Uno studio pubblicato su Heart Failure, rivista della European Society of Cardiology (ESC), infatti ha dimostrato che le persone di mezza età con carenza di ferro hanno un maggior rischio di sviluppare malattie cardiache. 

Lo studio ha coinvolto più di 12 mila individui dall’età media di 59 anni che all’inizio dello studio sono stati sottoposti a una visita medica per valutare la presenza di eventuali fattori di rischio cardiovascolare, come obesità, fumo, diabete, elevati livelli di colesterolo e per individuare l’eventuale carenza di ferro. In oltre i due terzi del campione sono stati riscontarti valori di ferro più bassi del normale. 

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi in base al tipo di carenza di ferro riscontrata: c’è una carenza di ferro semplice o assoluta che consiste nel deficit di ferro depositato nelle cellule (ferritina) e una carenza di ferro funzionale caratterizzata da bassi livelli sia della ferritina che del ferro in circolazione che viene utilizzato dall’organismo per il suo corretto funzionamento (transferrina). 

«La carenza assoluta di ferro è il modo tradizionale di valutare il livello del ferro, ma trascura il ferro in circolo. La definizione funzionale è più accurata in quanto include entrambe le misure e rileva anche le condizioni con  con riserve di ferro sufficienti ma con le carenze del ferro in circolo che permette corpo di funzionare correttamente», ha spiegato Benedikt Schrage dell’University Heart and Vasculature Centre di Amburgo in Germania a capo dello studio. 

I partecipanti sono stati seguiti per circa 13 anni. All’inizio dello studio il 60 per cento del campione aveva una carenza di ferro semplice con valori di ferritina bassi e il 64 per cento una carenza funzionale con valoro bassi sia di ferritina che di transferrina. Durante il periodo di osservazione ci sono stati 2.200 morti di cui 573 per cause cardiovascolari (733 persone sono morte di ictus e 1000 di malattie coronariche). 

Incrociando i dati è emerso che la carenza funzionale di ferritina era associata a un aumento del 24 per cento del rischio di malattia cardiaca coronarica, del 26 per cento di morte prematura per evento cardiovascolare e del 12 per cento di morte prematura per tutte le cause in confronto a chi non ha carenze di ferro. 

Gli scienziati hanno calcolato quanti casi di malattie cardiache e di morti si sarebbero potuti evitare in dieci anni se la carenza di ferro fosse stata corretta. Ebbene, si sarebbe potuto evitare il 5,4 per cento di tutte le morti, l’11,7 per cento delle morti per problemi cardiovascolari e il 10,7 per cento delle nuove diagnosi di malattie cardiache 

«Lo studio ha dimostrato che la carenza di ferro era altamente prevalente in questa popolazione di mezza età, con quasi due terzi di carenza di ferro funzionale. Questi individui avevano maggiori probabilità di sviluppare malattie cardiache e avevano anche maggiori probabilità di morire durante i successivi 13 anni. Se questa associazione venisse confermata il passo successivo sarebbe uno studio randomizzato per valutare l'effetto del trattamento della carenza di ferro nella popolazione generale», ha affermato Schrage.