L’esposizione in utero al bisfenolo aumenta il rischio di asma nelle bambine

L’associazione

L’esposizione in utero al bisfenolo aumenta il rischio di asma nelle bambine

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Immagine: pics_pd da Pixnio
di redazione
Anche se lo conosci, e sai che può essere dannoso, non lo eviti. Il 90% delle donne incinte ha tracce di bisfenolo A nelle urine. A ogni aumento del doppio nella concentrazione di BpA nelle mamme si ha un aumento del 13% del rischio di asma tra le figlie in età scolare (vale solo per le femmine)

La cattiva reputazione del bisfenolo A (BpA), la sostanza chimica usata per fabbricare plastiche e resine, non fa che peggiorare di studio in studio.  L’ultima ricerca pubblicata su Environment International dimostra un’associazione tra l’esposizione in utero al BpA e disturbi respiratori nelle bambine in età scolare (non nei maschi). 

Inserito già da tempo nella lista dei cosiddetti “distruttori o interferenti endocrini” per i suoi effetti negativi sul processo che regola la produzione di ormoni, il bisfenolo A è stato recentemente riconosciuto come una sostanza “estremamente preoccupante” (very high concern) dalla European Chemicals Agency e dal 2011 in Europa ne è stato vietato l’uso nei biberon per l’infanzia. Dopo una rivalutazione dei rischi per la salute associati al BpA, nel 2015 la European Food Safety Authority (Efsa) aveva ridotto la dose giornaliera tollerabile (DGT) da 50 a 4 milligrammi per peso corporeo. Oggi il BpA è ancora presente in molti prodotti, tra cui i contenitori per alimenti. Evitare di entrarvi in contatto è quasi impossibile. Gli scienziati del Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal)  hanno raccolto i risultati delle analisi sui campioni di urine di 3mila donne incinte di sei Paesi europei (Spagna, Francia, Grecia, Norvegia, Olanda e Regno Unito)  tra il 1999 e il 2010 e li hanno confrontati con i dati sulla salute respiratoria dei figli qualche anno più tardi ottenuti attraverso questionari o test della funzionalità respiratoria (spirometria). 

Le analisi delle urine hanno dimostrato che il BpA è molto diffuso: in oltre il 90 per cento dei campioni se ne è trovata traccia. Gli scienziati hanno osservato un'associazione tra le concentrazioni di bisfenolo A nell'urina materna durante la gravidanza e un aumento del rischio di asma e problemi respiratori delle bambine in età scolare (ma non nei maschi). Secondo i calcoli dei ricercatori ad ogni raddoppio della concentrazione di bisfenolo A è collegato  un aumento del rischio di sintomi respiratori nelle figlie del 13 per cento.

«I nostri risultati sono in linea con quelli di studi precedenti, che avevano  suggerito che il bisfenolo A avesse un impatto negativo sulla salute respiratoria durante l'infanzia. Riteniamo che l'effetto possa essere dovuto al fatto che i bisfenoli possono attraversare la barriera placentare e interferire con il sistema respiratorio e immunitario del bambino durante la fase di sviluppo», spiega Alicia Abellán, ricercatrice di ISGlobal e prima autrice dello studio.

Gli autori dello studio non si sono stupiti delle differenze osservate tra i maschi e le femmine: il BpA come tutti gli interferenti endocrini interagisce sul sistema ormonale e può avere effetti diversi a seconda del sesso della persona esposta, spiegano gli scienziati.

«Il nostro studio suggerisce che l'esposizione in utero al BpA può aumentare il rischio di asma e respiro sibilante tra le ragazze in età scolare, ma non mostra alcuna evidenza di un'associazione con la funzione polmonare in età scolare. Identificare precocemente i determinanti della salute respiratoria nell'infanzia è della massima importanza, dato il loro effetto a lungo termine sulla malattia per tutta la vita. Sono necessarie ulteriori ricerche sulla valutazione delle variabilità temporali dell'esposizione in relazione ai risultati sulla salute, al fine di migliorare l'attuale legislazione europea in materia di sostanze chimiche», scrivono i ricercatori nelle conclusioni.