Estendere il modello delle Breast Cancer Unit anche alla salute maschile; istituire una Rete nazionale di Prostate Cancer Unit, formalmente riconosciuta dal ministero della Salute e coordinata in collaborazione con le Regioni; garantire a tutti i pazienti con carcinoma prostatico un accesso uniforme ai servizi del Ssn; valorizzare e diffondere le esperienze regionali più virtuose, adattando le buone pratiche ai contesti locali; investire in programmi continuativi di formazione e aggiornamento per tutti i professionisti coinvolti nella presa in carico del paziente con tumore della prostata, nonché in iniziative informative rivolte alla popolazione maschile per aumentare consapevolezza, prevenzione e accesso ai percorsi di cura.
Sono queste, in sintesi, le azioni per realizzare un modello nazionale in grado di garantire una presa in carico del paziente uniforme e globale, come indicate nel report “Tumore della prostata metastatico: nuovi approcci nella gestione multidisciplinare del paziente“, presentato mercoledì 5 novembre a Roma.
- Nel 2024 sono state stimate oltre 40 mila nuove diagnosi di tumore della prostata; oggi in Italia sono circa 485 mila gli uomini che vivono con una diagnosi di tumore della prostata. Tra il 2020 e il 2040, secondo le stime dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), il numero assoluto di nuove diagnosi di carcinomi prostatici in Italia aumenterà dell’1% l'anno. Nel 2022, inoltre, sono stati stimati 8.200 decessi per tumori della prostata, mentre la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è del 91%.
Nel corso dell’ultimo decennio, il carcinoma prostatico è diventato il tumore più diagnosticato nella popolazione maschile dei Paesi occidentali.
Il rapporto, frutto del lavoro di un team di clinici, economisti, farmacisti, rappresentanti dei pazienti e delle istituzioni regionali, ha messo in luce come la gestione del tumore della prostata presenti ancora gravi disomogeneità a livello nazionale, sia per quanto riguarda l’esistenza di percorsi di cura strutturati sia per l’accesso alle terapie di nuova generazione.
Serve però anche un salto culturale che coinvolga anche le Associazioni dei pazienti, che possono giocare un ruolo cruciale non solo in termini di advocacy e promozione di una rete assistenziale più equa e accessibile, ma anche come interlocutori chiave per l’ascolto dei bisogni reali dei pazienti e dei loro caregiver.
«Per l’uomo che deve affrontare un tumore della prostata - commenta Claudio Talmelli, presidente di Europa Uomo Italia - essere curato in un’Unità prostatica multidisciplinare significa accedere a un percorso organizzato, dove viene accompagnato in ogni passaggio, dalla diagnosi fino alla riabilitazione psicofisica, sotto la guida di un team di professionisti di diverse discipline con esperienza specifica nel carcinoma prostatico. Significa avere la garanzia di ricevere il piano terapeutico migliore per il proprio caso, quello che offre le maggiori probabilità di guarigione con il minimo impatto sulla qualità di vita, e poter condividere e partecipare attivamente a ogni decisione sul proprio percorso di cura».
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