Infarto, le donne giovani hanno un rischio di riospedalizzazione doppio rispetto agli uomini

L’analisi

Infarto, le donne giovani hanno un rischio di riospedalizzazione doppio rispetto agli uomini

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Immagine: Presidencia de la República Mexicana, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Le donne giovani sono protette dagli estrogeni e per questo hanno meno rischio di infarto. Il che suggerisce che quando l’evento cardiaco acuto si verifica subentrino alcuni fattori che annullano i benefici degli ormoni. Questi fattori sono effettivamente emersi più nelle donne che negli uomini

Protette dagli ormoni, le donne giovani sono meno a rischio di infarto degli uomini. È un dato epidemiologico che però dice molto altro. Dice che se una donna di 50 anni o anche meno arriva ad avere un attacco di cuore è perché sono presenti in misura maggiore rispetto agli uomini alcuni fattori di rischio che annullano gli effetti protettivi degli estrogeni. 

Come conseguenza, le donne giovani che hanno avuto un infarto hanno una probabilità doppia rispetto ai coetanei di sesso maschile di venire ricoverate anche per problemi differenti nell’anno successivo all’evento cardiaco acuto. Lo dimostra uno studio sostenuto dal National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI), che fa parte dei National Institutes of Health, appena pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology.

«Riteniamo che le giovani donne che vanno incontro ad un infarto tendano ad avere un carico maggiore di fattori di rischio cardiovascolare rispetto agli uomini. In generale, le giovani donne in pre-menopausa sono protette dagli ormoni estrogeni e hanno una minore incidenza di attacchi di cuore. Pertanto, per superare questa protezione fisiologica, riteniamo che sia necessario una maggiore quantità di fattori di rischio, come obesità, ipertensione, colesterolo alto, fumo di sigaretta, ecc.», spiega Mitsuaki Sawano, del Yale-New Haven Hospital Center for Outcomes Research and Evaluation, a capo dello studio. 

I ricercatori hanno utilizzato i dati dello studio VIRGo, una indagine osservazionale sui sintomi, le terapie e le conseguenze dell’infarto sulla popolazione giovanile, uomini e donne tra i 18 e i 55 anni. 

Da questo campione sono stati selezionati circa 3mila pazienti dall’età media di 47 anni (2mila donne e 1000 uomini) che erano stati ricoverati in seguito a un infarto.  

Lo studio ha analizzato le cause degli eventi di natura cardiaca o di altra natura che hanno richiesto l’ospedalizzazione. All’origine del ricovero potevano per problemi cardiaci potevano esserci disturbi coronarici, ictus, insufficienza cardiaca, aritmie, malattie valvolari. I riciveri per altre ragioni erano per lo più causati da problemi gastrointestinali, emorragie, condizioni psichiatriche. 

Le donne ricoverate avevano una maggiore prevalenza di malattie in comorbilità, tra cui obesità, insufficienza cardiaca congestizia, precedente ictus e malattia renale. Inoltre, nel gruppo delle donne era più probabile riscontrare altri fattori di rischio cardiovascolari indiretti come reddito basso, depressione e uno stato di salute significativamente peggiore rispetto agli uomini.

«Abbiamo dimostrato per la prima volta che le riospedalizzazioni successive ad infarto nelle donne di età pari o inferiore a 55 anni sono accompagnate da alcuni fattori non cardiaci, come la depressione e il basso reddito, che appaiono più comuni nelle donne rispetto agli uomini e sono associati a più eventi avversi risultati», ha affermato Harlan M. Krumholz, M.D., cardiologo e professore di medicina presso la Yale School of Medicine, e coautore dello studio. 

Dal confronto tra uomini e donne sono emerse altre differenze in parte già note e già segnalate come aspetti critici dell’assistenza medica alle donne con infarto. Le paziento con un attacco di cuore vanno meno al pronto soccorso rispetto agli uomini e, nel caso in cui decidano di andarci, arrivano in ospedale in media sei ore dopo la comparsa dei sintomi. Gli uomini sono più veloci. Quando vengono ricoverate, le donne rimangono in ospedale più a lungo ma hanno meno probabilità di ricevere la terapia indicata dalle linee guida, tra cui aspirina, statine, beta-bloccanti e inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina (ACE inibitori).

Infine, le donne hanno maggiori probabilità di finire nuovamente in ospedale nel primo anno successivo alle dimissioni per cause non cardiache. Il 34,8 per cento delle donne è tornato in ospedale nei 12 mesi successivi all’infarto in confronto al 23 per cento degli uomini.

Le ragioni alla base del tassi più elevati di ricoveri non cardiaci non sono del tutto chiare, ma i ricercatori hanno scoperto che tra le donne c’era una percentuale più alta di povertà (48% a basso reddito vs 31%) e di casi di depressione (49% vs 24%), fattori già associati a condizioni di salute peggiori.