Inquinamento atmosferico: i danni alla salute peggiorano se nel Pm2,5 ci finisce anche il radon

Lo studio 

Inquinamento atmosferico: i danni alla salute peggiorano se nel Pm2,5 ci finisce anche il radon

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Immagine: Mehr News Agency, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Il radon, un gas inodore, incolore, insapore e radioattivo, rende ancora più pericolosa l’esposizione alle polveri ultrafini (PM2,5) aumentando il rischio di malattie cardiovascolari e di morte per ictus e infarto. Lo studio sul Journal of the American Heart Association

Se ci si mette anche il radon, l’inquinamento atmosferico diventa ancora più dannoso aumentando il rischio di malattie cardiovascolari. Le polveri ultrafini (PM2,5) diventano infatti ancora più tossiche se posseggono caratteristiche radioattive dovute alla presenza del gas naturale inodore, incolore, insapore e radioattivo.  

La combinazione espone a un maggior pericolo di morte per malattie cardiovascolari, in particolare infarto o ictus rispetto alla “pura” e semplice presenza del particolato classico (non radioattivo). 

È quanto dimostra uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association che si è basato sui dati del monitoraggio degli isotopi beta, frutto del decadimento nell’atmosfera del radon, e sui dati della salute di 700mila persone decedute nel Massachusetts tra il 2001 e il 2015.  Gli scienziati sono riusciti a ottenere una stima dell’impatto a lungo termine degli isotopi beta sulla morte per malattie cardiovascolari, infarto o ictus e sulla morte per tutte le cause. Hanno poi calcolato gli effetti del PM2,5 separatamente e hanno esaminato l'interazione tra il PM2,5 e la radioattività delle particelle.

Dall’analisi è emerso che la sola esposizione alla radioattività delle particelle era associata a un aumento del 16 per cento del rischio di morte per infarto a un aumento dell’11 per cento del rischio di morte per ictus, a un aumento del 7 per cento del rischio di morte per tutti i tipi di malattie cardiovascolari e un aumento del 4 per cento del rischio di morte per tutte le cause. 

L’esposizione al PM2,5 da sola aumentava del 6 per cento il rischio di morte per infarto, dell’11 per cento il rischio di ictus, del 12 per cento il rischio di malattie cardiovascolari e del 10 per cento il rischio di morte per tutte le cause.

«Il rischio di morte per malattie cardiovascolari, infarto o ictus e tutte le cause dovute al PM2,5 era più alto e, quindi, l’inquinamento era più tossico quando i livelli di attività degli isotopi beta erano più alti. Questi risultati suggeriscono che la radioattività delle particelle aumenta il rischio di morte per malattie cardiovascolari e aumenta il danno da particolato. Questo fenomeno deve essere ulteriormente studiato e può suggerire normative sulla qualità dell'aria mirate ed efficaci», ha dichiarato Shuxin Dong, ricercatore della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, a capo dello studio. 

I danni alla salute delle polveri ultra-fini (Pm2,5) sono stati ampiamente dimostrati in molti studi precedenti con numerose prove sugli effetti nocivi per l’apparato respiratorio e cardiovascolare. 

Secondo gli esperti dell’American Heart Association 6,7 milioni di decessi nel 2019, ovvero il 12 per cento di tutti i decessi nel mondo, sono attribuibili all'inquinamento atmosferico esterno (outdoor)  o domestico (indoor). Circa la metà di questi decessi erano dovuti a malattie cardiovascolari. L'inquinamento atmosferico aumenta anche il rischio di infarto, ictus, diabete e malattie respiratorie.

Il danno può peggiorare se nel mix di sostanze chimiche che formano il Pm2,5 ci finiscono anche delle particelle radioattive. 

«Sappiamo che lile PM2,5 è formato da particelle molto piccole nell'aria che possono essere inalate e causare molti problemi di salute. Tuttavia, si sa poco su quali proprietà fisiche, chimiche o biologiche del PM2,5 alimentano la sua tossicità. Abbiamo studiato l'attività delle particelle beta, una proprietà del particolato fine dovuta alla presenza del radon che si attacca alle particelle rendendole radioattive. Quando vengono inalate, queste particelle molto piccole penetrano in profondità nei polmoni, entrano nel flusso sanguigno e circolano in tutto il corpo», concludono i ricercatori.