Malattie cardiache: dormire bene può ridurre l’impatto della predisposizione genetica

Lo studio

Malattie cardiache: dormire bene può ridurre l’impatto della predisposizione genetica

Il massimo per la salute sarebbe svegliarsi presto, dormire 7-8 ore per notte senza interruzioni e senza russare. Chi ci riesce riduce il rischio di malattie cardiovascolari anche se ha un’elevata predisposizione genetica

di redazione

Avete una predisposizione genetica elevata per malattie cardiache e infarto? Dormiteci sopra. Non è cinismo, ma un consiglio fondato su basi scientifiche. Secondo uno studio pubblicato sull’European Heart Journal, infatti, un sonno regolare può contrastare il destino suggerito dai geni. 

I ricercatori hanno analizzato specifiche variazioni genetiche chiamate polimorfismi a singolo nucleotide già note per la loro associazione con il rischio cardiovascolare. Basandosi sulle analisi del sangue, gli scienziati hanno diviso un campione di 385mila persone in tre categorie: ad alto, intermedio o basso rischio cardiovascolare. 

Tutti i partecipanti hanno compilato un questionario sulle loro abitudini riguardo al sonno indicando se fossero mattinieri o nottambuli, quante ore dormissero per notte, se soffrissero di insonnia, se russassero o se avvertissero sonnolenza durante il giorno. 

In base ai dati ricavati, i ricercatori hanno creato una scala di misurazione del buon sonno con punteggi da 0 a 5, dove 5 corrisponde al tipo di abitudine ideale: svegliarsi presto, dormire tra le 7 e le 8 ore per notte, senza interruzioni dovute all’insonnia, senza russare e senza sonnolenza diurna. I partecipanti sono stati monitorati per circa 8 anni durante i quali si sono verificati 7.800 casi di malattie cardiache o ictus. 

Ebbene, a parità di predisposizione genetica, le persone che dormivano meglio, con un punteggio pari a 5 nella scala del sonno ideale, avevano il 35 per cento in meno di probabilità di malattia cardiovascolare rispetto a quelle che dormivano peggio, con punteggio 0-1.  

Il ruolo protettivo del sonno sul cuore è tale che se tutti i partecipanti avessero ottenuto il punteggio massimo pari a 5 si sarebbe evitato più di un decimo di tutte le malattie cardiache e dei casi di ictus. 

Tra le persone con abitudini di sonno ideali ci sono stati quasi sette casi in meno di malattie cardiovascolari per mille persone all'anno rispetto a quelle con punteggi inferiori a 5. 

Mettendo insieme i dati genetici con quelli del sonno, i ricercatori hanno osservato che le persone con un’elevata predisposizione genetica e cattive abitudini del sonno avevano un rischio di 2,5 volte superiore di malattie cardiache e di 1,5 volte maggiore di ictus in confronto a chi aveva una bassa predisposizione genetica e un buon sonno. 

Ciò significa che tra le persone con elevato rischio genetico che dormono male si verificano 11 casi in più ogni mille persone all’anno di malattia cardiaca e 5 in più di ictus in confronto a chi dorme bene e ha un rischio genetico basso. 

La buona notizia è che la predisposizione genetica può essere in parte attenuata iniziando a dormire meglio.

«Abbiamo scoperto che un alto rischio genetico potrebbe essere parzialmente compensato da un modello di sonno sano. Inoltre, abbiamo osservato che le persone con un basso rischio genetico potrebbero perdere questa protezione innata se dormissero male», scrivono i ricercatori. 

Non è chiaro quali meccanismi biologici possano spiegare l’associazione tra sonno e rischio di malattie cardiovascolari. Tra le ipotesi proposte dai ricercatori c’è la possibilità che l’interruzione del sonno possa compromettere il regolare rilascio di ormoni incidendo sul metabolismo, aumentando l’infiammazione e mandando in tilt il ritmo circadiano dell’organismo, fondamentale per la salute.