L’Organizzazione Mondiale della Sanità si ferma a quota 10 grammi. In Austria si arriva a 20, mentre in Islanda e nel Regno Unito si scende a 8 e negli Stati Uniti a 14. Paese che vai usanza che trovi. Vale anche per il livello massimo di alcool indicato al giorno per non rovinarsi la salute.
È tutto molto confuso: nel mondo le indicazioni istituzionali sul consumo di bibite alcoliche variano sensibilmente da nazione a nazione perdendo in questo modo credibilità scientifica.
Se ne lamentano i ricercatori della Stanford University School of Medicine che, dopo avere confrontato le linee guida di 37 differenti paesi alla ricerca di un minimo comune denominatore sulla definizione di “bevuta standard”, pubblicano su Addiction il loro laconico appello: mettetevi d’accordo.
Tirare le some delle mille opinioni differenti per giungere a un dato chiaro e condiviso è un rompicapo senza soluzione.
I primo ostacoli si hanno già nel calcolo della quantità di alcool presente in una bibita: c’è chi usa il millilitro, chi l’oncia e chi la pinta, chi parla di gradazione alcolica, chi di percentuale, chi di alcool per volume.
Provate a misurare al volo, dicono provocatoriamente i ricercatori, quanto alcol c’è nel bicchiere di vino che avete davanti: vi ritroverete con un terribile mal di testa molto prima di berne il primo sorso.
Un altro esempio: negli Stati Uniti i consigli sulle quantità minime variano a seconda che siano indirizzati agli uomini o alle donne, mentre in Australia, per esempio, le differenze di genere non sono prese in considerazione.
La confusione, insomma, regna sovrana mettendo in difficoltà tanto quei bevitori diligenti che vorrebbero attenersi alle regole ma non le capiscono, tanto gli scienziati impegnati a calcolare il consumo globale di alcol e la diffusione dell’alcolismo nel mondo.
«C’è un alto rischio di fraintendere le informazioni - commenta Keith Humphreys professore di psichiatria e scienze del comportamento a Stanford e autore principale dello studio - Uno studio sugli effetti del consumo moderato di alcol in Francia possono venire male interpretati in America dove si usa un’altra definizione di “consumo standard”».
In questa maniera, temono i ricercatori di Stanford, si alimenta un legittimo sospetto tra la popolazione: non è possibile che tutte le nazioni abbiano ragione, forse hanno tutte torto.
Il puzzle realizzato mettendo insieme le linee guida sul consumo responsabile di alcolici nel mondo è un quadro astratto senza alcun filo conduttore.
In Australia uomini e donne dovrebbero mantenersi sotto i 20 grammi di alcol al giorno. Negli Stati Uniti le donne sono autorizzate a salire a 42 grammi nel consumo quotidiano ma sono invitate a restare sotto i 98 a settimana. Agli uomini americani è concesso di più: 56 grammi al giorno e fino a 196 alla settimana. Va ancora meglio ai maschi polacchi a cui le linee guida assai permissive del loro paese concedono 280 grammi di alcol a settimana.
Molti paesi si sono lanciati in campagne per limitare il consumo di bevande alcoliche, ma perché siano efficaci bisognerebbe essere certi del messaggio da lanciare. «Per lo meno dovremmo sapere se è vero che le donne dovrebbero bere meno degli uomini - dice Humphreys - ma anche questo è poco chiaro». Si potrebbe partire da qui per arrivare ad avere una risposta univoca al quesito di partenza: quanto vino possiamo bere?
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