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L'incontro
Non solo leishmaniosi: dalle “nuove” zanzare arrivano nuovi pericoli sanitari
Redazione
Corpo

Rafforzare una rete multidisciplinare capace di trasformare conoscenza ed evidenze scientifiche in strumenti pratici, utili sul territorio e nelle attività di controllo dei vettori in espansione in un'ottica OneHealth.

Era questo l'obiettivo dell'incontro che nei giorni scorsi ha visto riunirsi a Riva del Garda i maggiori esperti italiani e internazionali della medicina veterinaria e umana, della ricerca scientifica e delle Istituzioni sanitarie per il LeishTalk 2026, che torna per il secondo anno nell’ambito dell’iniziativa STOP alla Leishmania in 3 ACT, evento multidisciplinare promosso da Boehringer Ingelheim Animal Health.

Tra le priorità individuate: collaborazione e prevenzione non solo per la leishmaniosi nel cane con i suoi impatti sull’uomo e sulla sanità territoriale, ma anche per controllare la rapida espansione di “nuove” zanzare invasive provenienti dall’Asia orientale. La prevenzione parte sempre dal cane e punta alla Top Protection: una protezione “totale” che mette al centro animali, persone e ambiente, in linea con i principi di One & More Health.

In Italia è in corso un cambiamento profondo nello scenario epidemiologico dei pappataci (flebotomi) e delle nuove zanzare invasive. Questi insetti, principali vettori della leishmaniosi nel cane e nell’uomo e responsabili anche di altre zoonosi parassitarie e virali come filariosi e arbovirosi, stanno rapidamente ampliando il loro territorio. Dalle aree tradizionalmente endemiche del Sud e delle coste, oggi colonizzano anche vaste zone del Nord Italia, arrivando fino ai contesti prealpini e montani. La leishmaniosi canina (Lcan) è ormai segnalata endemica in oltre 57 nuovi Comuni del Nord Italia, con sempre nuovi focolai di Leishmania infantum registrati in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, mentre si assiste a un aumento esponenziale dei nuovi casi in Emilia-Romagna e Toscana. Parallelamente, nuove specie di zanzare invasive stanno dimostrando una sorprendente capacità di adattarsi a temperature più fredde e alla presenza di serbatoi animali.

La leishmaniosi è causata da un parassita, Leishmania infantum, che viene inoculato nel cane come nell’uomo con la puntura del pappatacio femmina. L’infezione nell’uomo attecchisce sia nella forma cutanea, più frequente, meno grave e trattabile anche ambulatorialmente, sia nella forma viscerale, molto più seria perché se non curata può essere fatale. L’Italia si conferma al primo posto in Europa per incidenza di leishmaniosi umana cutanea e al secondo posto per incidenza di leishmaniosi umana viscerale.

Dati ufficiali segnalano che tra il 2011 e il 2016 si sono verificati in Italia 1.700 casi di leishmaniosi umana viscerale. In Toscana, tuttavia, tra il 2018 e il 2023 l’incidenza di leishmaniosi umana è aumentata più di otto volte, passando dallo 0,22 a 1,81 casi ogni 100 mila abitanti negli ultimi cinque anni. In Emilia-Romagna negli ultimi cinque anni sono stati accertati 67 casi di leishmaniosi viscerale, con un aumento progressivo di leishmaniosi negli ultimi dodici anni.

«L’approccio One Health – sottolinea Karin Ramot, Head of Boehringer Ingelheim Animal Health Italia – è oggi più che mai fondamentale in un contesto in profondo cambiamento come quello italiano. Da un lato il calo demografico, dall’altro la crescita costante degli animali da compagnia, ormai parte integrante della vita di milioni di famiglie. Questo scenario, insieme all’emergere di nuove sfide sanitarie come le malattie trasmesse da vettori, rende evidente quanto la salute umana, animale e ambientale siano strettamente interconnesse. Per questo è essenziale rafforzare la collaborazione tra tutte le figure della salute, medici, veterinari, farmacisti, insieme a Istituzioni e Associazioni, per promuovere una cultura della prevenzione e costruire un sistema più equo e sostenibile».

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