L’Oms sconsiglia i dolcificanti: non servono a perdere peso (anzi) e aumentano il rischio di diabete

La decisione

L’Oms sconsiglia i dolcificanti: non servono a perdere peso (anzi) e aumentano il rischio di diabete

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Immagine: Steve Snodgrass, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Il verdetto è amaro: non c’è spazio per la dolcezza. Bocciato lo zucchero e bocciato il suo rimedio. I dolcificanti artificiali non solo non fanno dimagrire, ma sono associati a un aumento del rischio di diabete e malattie cardiovascolari. L’Oms ne sconsiglia l’uso

È una decisione che lascia l’amaro in bocca. Nel vero senso della parola. L’Organizzazione Mondiale della Sanità chiude oggi con la pubblicazione delle nuove linee guida sui dolcificanti la sua lunga analisi dell’impatto degli zuccheri (artificiali e non) sulla salute. In sostanza, non c’è alcuna possibilità di addolcire la pillola, nessuno spazio alla dolcezza. Dopo aver ufficialmente “bocciato” gli zuccheri liberi invitando a ridurne il consumo a meno del 5 per cento delle calorie giornaliere, ora, a otto anni di distanza da quella raccomandazione, arriva l’invito a rinunciare anche ai prodotti alternativi con proprietà edulcoranti (non-sugar sweeteners, Nss). 

Perché i risultati di una revisione sistematica suggeriscono che i dolcificanti come aspartame, saccarina, sucralosio, stevia e altri tipi della stessa categoria non procurano benefici tali da giustificarne l’uso: possono far dimagrire nell’immediato ma non servono a mantenere il peso sotto controllo a lungo termine. Non solo. C’è il sospetto che gli edulcoranti quando vengono utilizzati per un lungo periodo possano avere effetti indesiderati, come un aumento del rischio di diabete 2, di malattie cardiovascolari e di mortalità negli adulti. 

«Sostituire gli zuccheri liberi con i dolcificanti non aiuta a controllare il peso a lungo termine. Le persone devono prendere in considerazione altri modi per ridurre l'assunzione di zuccheri liberi, come il consumo di alimenti con zuccheri naturali, come la frutta, o cibi e bevande non zuccherati. I dolcificanti non sono elementi dietetici essenziali e non hanno valore nutritivo. Le persone dovrebbero ridurre del tutto i cibi dolci dalla dieta, iniziando dai primi anni di vita, per migliorare la salute», afferma Francesco Branca, direttore dell'OMS per la nutrizione e la sicurezza alimentare. 

Le nuove linee guida si basano sui risultati di una review sistematica pubblicata nel 2022 che ha incluso 283 studi, tra trial clinici randomizzati controllati e studi osservazionali, che valutavano gli effetti sulla salute dei dolcificanti negli adulti, nei bambini e nelle donne incinte. Tirando le somme: i dolcificanti non servono a dimagrire e potrebbero anche essere dannosi. 

Gli adulti che utilizzano i prodotti alternativi allo zucchero ottengono un dimagrimento nel breve termine rispetto a chi non li consuma, ma vanno incontro a un aumento del peso e dell’indice di massa corporea nel lungo periodo. 

L'uso a lungo termine è stato anche associato ad un aumentato rischio di diabete di tipo 2, di malattie cardiovascolari e di mortalità in studi prospettici di coorte condotti negli adulti. 

«L’Oms suggerisce di non usare dolcificanti per ottenere il controllo del peso o per ridurre il rischio di malattie non trasmissibili», si legge nelle linee guida. 

La raccomandazione vale per tutti, tranne che per le persone con diabete preesistente e include tutti i dolcificanti artificiali, acesulfame K, aspartame, advantame, ciclamati, neotame, saccarina, sucralosio, stevia e derivati della stevia.  Sono esclusi invece i prodotti per la cura e l'igiene personale che contengono gli edulcoranti, come dentifrici, creme per la pelle e farmaci, o agli zuccheri a basso contenuto calorico e agli alcoli di zucchero (polioli), che sono zuccheri o derivati dello zucchero contenenti calorie e pertanto non sono considerati dolcificanti. 

Il verdetto dell’Oms, va specificato, rientra nella categoria delle “conditional recommendation”. Significa che la posizione degli esperti non è perentoria e che c’è un margine, anche se piccolo, di incertezza sui vantaggi che possono derivare dalla raccomandazione e dalla sua applicazione. 

È previsto quindi che gli interventi varino da Paese a Paese o che possano interessare alcune categorie di persone specifiche e non altre. 

Nel caso delle “strong recommendation”, l’altra tipologia di raccomandazioni adottata dall’Oms, per intenderci, gli esperti non hanno dubbi sui benefici che derivano dalla traduzione della raccomandazione in politiche di salute pubblica.