Fare sport, giocare a nascondino o a ruba bandiera non fa solo contenti i più piccoli, ma è anche d’aiuto per le loro abilità cognitive.
Non è la prima volta che l’esercizio fisico viene chiamato in causa in questioni neurologiche. Alcuni studi sostengono che praticarlo da adulti aiuti a rallentare il deperimento cognitivo che sopraggiunge con l’età, un effetto che si nota anche fisicamente, nella riduzione delle lesioni della sostanza bianca del cervello che accompagnano l’invecchiamento.
Nei bambini, il risultato di un regolare movimento potrebbe essere invece quello di promuovere l’apprendimento e migliorare l’abilità di prestare attenzione e risolvere problemi. Gli ultimi a sostenerlo sono stati dei ricercatori del Medical College of Georgia sulla rivista Pediatric Exercise Science.
Lo studio ha considerato 45 ragazzini con un peso nella norma tra i sette e gli 11 anni. 24 di loro praticavano sport, danza o un’altra attività caratterizzata da movimento fisico per più di un’ora alla settimana, mentre i restanti 21, più pigri, sono stati classificati come “inattivi”.
In specifici test per valutare le abilità cognitive, i ricercatori hanno riscontrato nei bambini più attivi performance migliori nella capacità di pianificare delle attività e di mantenere alta l’attenzione. Per tali abilità i ragazzi più sportivi superavano i pigri, nei punteggi dei test, di 11 e sette punti.
«L’esercizio fisico sembra davvero influire sulle funzionalità cerebrali dei bambini», dichiara Catherine Davis, psicologa e autrice della ricerca. Ci sarebbe, però, un altro fattore da tenere in considerazione nello sviluppo delle abilità cognitive dei più piccoli: il loro peso.
Davis e colleghi hanno considerato anche 45 bambini in sovrappeso e hanno rilevato che, a parità di inattività fisica, chi pesava di meno raggiungeva punteggi più alti nei test cognitivi. Insomma, più il bambino si muove e meglio è per il suo cervello, ma se proprio la pigrizia prende il sopravvento, che almeno non metta su chili di troppo. «Il nostro studio mostra come sia l’attività fisica sia il peso siano fattori importanti e indipendenti per stimolare la capacità di apprendimento dei ragazzi e per aiutarli a trarre il massimo profitto dalle conoscenze acquisite», conclude la psicologa.
Perché ciò avvenga, ancora non si sa con certezza. Il sovrappeso, secondo i ricercatori, con il suo carico di infiammazione e squilibri ormonali e metabolici, potrebbe avere effetti negativi anche sulle abilità cognitive. Effetti che l’attività fisica potrebbe aiutare a controbilanciare. Nel 2011, infatti, un altro studio di Davis ha evidenziato come una quotidiana attività fisica dopo la scuola porti, in bambini pigri e sovrappeso, a una maggior attività della corteccia pre-frontale, area associata al pensiero complesso e alla capacità decisionale, e a un miglior sviluppo cerebrale.
L’interesse della scienza per gli effetti dell’esercizio su cervello e neuroni ha portato a ritenere che l’attività fisica stimoli la genesi di nuovi neuroni e favorisca la plasticità cerebrale. Gli studi condotti sui bambini, seppur pochi, hanno poi mostrato come il movimento possa renderli più concentrati, meno impulsivi e promuovere anche le loro abilità matematiche. Serviranno altre ricerche per confermarlo, ma molti concordano nell’affermare che l’esercizio, che spesso nei bambini sconfina nel gioco, migliora anche l’umore e si apprende meglio quando si è più contenti.
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