Quella brutta bestia del Fuoco di Sant’Antonio

Settimana internazionale

Quella brutta bestia del Fuoco di Sant’Antonio

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Immagine: Frankie Fouganthin, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Chi ne ha sofferto lo descrivere come un’esperienza terribile, con forti dolori che possono durare mesi o anni. Può essere prevenuto, ma ne sappiamo ancora troppo poco

C’è chi lo descrive come un serpente di fuoco, che infiamma la pelle al solo contatto. Chi non riesce a spiegarsi come una piccola lesione possa causare tanto dolore e chi questo dolore se lo trascina per mesi se non anni. Chi - per fortuna non molti - ne ha riportato conseguenze gravi come la perdita della vista o dell’udito. 

Quello che comunemente chiamiamo Fuoco di Sant’Antonio e di cui tutti almeno una volta abbiamo sentito parlare è una malattia tutt’altro che banale. Non mette a repentaglio la vita, ma è dolorosa e piò avere serie complicanze. È possibile prevenirla con un vaccino che offre un’alta protezione che dura quasi per tutta la vita. Tuttavia, la consapevolezza sulla malattia è scarsa e spesso le informazioni che si ritiene di possedere sono in realtà scorrette. Anche per questo, probabilmente, sono troppo poche le persone che si sottopongono alla vaccinazione. 

Lo conferma un sondaggio globale commissionato da GSK e presentato alla vigilia della Shingles Awareness Week, settimana internazionale di sensibilizzazione sull'Herpes Zoster (26 febbraio 2024 - 3 marzo 2024). 

Un ospite silenzioso

L'Herpes zoster, più comunemente noto come Fuoco di Sant'Antonio, è la riattivazione del virus varicella Zoster che colpisce i nervi. Il virus ha la caratteristica di rimanere inattivo nel tessuto nervoso per poi risvegliarsi, anche a distanza di molti anni. Circa 1 persona adulta su 3 è a rischio di sviluppare un episodio di Herpes zoster nel corso della propria vita. L’incidenza e la gravità aumentano con l’età a causa dell’indebolimento del sistema immunitario per quel fenomeno definito immunosenescenza, per la comparsa di malattie o a causa dell’assunzione di farmaci che hanno effetti sul sistema immunitario. Dopo gli 85 anni si stima che 1 persona su 2 rischi di ammalarsi.

Il Fuoco di Sant’Antonio si presenta in genere con un’eruzione cutanea dolorosa che compare più frequentemente su un solo lato del torace o dell'addome sotto forma di una singola striscia di vescicole. Può comunque manifestarsi in qualsiasi parte del corpo. 

Il trattamento mira a frenare il virus con antivirali, antidolorifici e antinfiammatori per attenuare il dolore, creme da applicare sulle vescicole per accelerare la guarigione e ridurre il prurito. Nessuno di questi trattamenti, tuttavia, elimina completamente il dolore e il fastidio della malattia che, per questo, comporta una drastica riduzione della qualità di vita. Inoltre, la malattia può avere complicanze serie e rari casi fatali: la cosiddetta nevralgia post-erpetica, che causa un dolore molto forte a livello del nervo coinvolto, che dura almeno 90 giorni ma può durare mesi o anni; la paralisi facciale e perdita dell’udito se l’infezione coinvolge il nervo facciale e ulcere e cicatrici sulla superficie dell’occhio che possono portare alla perdita della vista se colpisce l’occhio, fino all'infiammazione di polmoni, fegato, cervello. Non mancano poi le ricerche che mostrano le possibili conseguenze a lungo termine del Fuoco di Sant’Antonio anche sul sistema cardiovascolare: chi si ammala ha un rischio fino al 38% più alto di incorrere in un ictus e del 25% di soffrire di malattie coronariche.

Prevenire si può

«Tutto questo può essere prevenuto con un vaccino efficace e sicuro»,  dice Francesco Vitale, professore ordinario di Igiene all’Università di Palermo. «Abbiamo una prevenzione vaccinale che, inducendo la creazione di anticorpi specifici, impedisce al virus di avere l’opportunità per riprodursi e dare luogo alla patologia. Il vaccino ricombinante proteico ha risultati di efficacia superiori al 90% e la durata della protezione è superiore ai 10 anni», continua. «Il vaccino è inserito nel calendario vaccinale per le persone over 65 anni, ma è è autorizzato già dai 50 anni e dai 18 anni per tutte l persone che hanno condizioni che possono aumentare il rischio di Herpes Zoster, come malattie croniche o immunosoprassive che costituiscono un’opportunità per il virus». 

Non se ne sa abbastanza

Se questo è il quadro dei rischi dell’Herpes Zoster e delle opportunità di per prevenirlo, quanto ne sanno gli italiani? In realtà ancora non molto. Secondo il sondaggio commissionato da GSK, almeno 2 persone su 10 non sanno cosa sia il Fuoco di Sant’Antonio e 1 su 2 dice di saperne poco. Eppure quasi 2 persone su 3 su tre conoscono altri che ne hanno sofferto e il 12% l’ha addirittura avuto.

A indagare meglio la consapevolezza, si scopre che il 76% degli intervistati sa che l’eruzione cutanea dolorosa è il segno chiave, mentre per il 63% è anche pruriginosa. Il 38% parla genericamente di dolore ai nervi. Sulle età a rischio c’è confusione: il 41% colloca la comparsa del quadro soprattutto tra i 50 e i 70 anni, mentre il 40% pensa che lo Zoster possa insorgere ad ogni età. Il 7% pensa siano a rischio soprattutto gli over-70.

Ancora: il 58% delle persone sa che il virus si trova già nel corpo. Tuttavia, per 1 persona su 5 lo Zoster compare per “contagio” diretto da parte di un altro, dalla ripetizione della varicella (16%), dalla presenza di casi in famiglia (12%). 

La paura del contagio, in particolare è vissuta dal 43% delle persone che considera il virus molto o comunque piuttosto contagioso. Un aspetto, quest’ultimo, che alimenta lo stigma.

Va meglio sul fronte della consapevolezza sui vaccini: il 62% considera il vaccino una valida modalità di prevenzione, ma il 30% non ne conosce la disponibilità e per 8 persone su 100 il Fuoco di Sant’Antonio non è prevenibile. In ogni caso, il 76% degli intervistati pensa che vaccinarsi sia il modo migliore per prevenire il fuoco di Sant’Antonio.

Infine la consapevolezza del rischio: solo il 10% degli intervistati considera molto probabile svilupparlo nel corso della vita. Più di 1 persona su 3 (36%) pensa, invece, che sia piuttosto o del tutto improbabile.

“Come dimostrano i dati la malattia da Herpes zoster purtroppo non è ancora compresa bene ed è spesso sottovalutata”, aggiunge Francesco Vitale. 

L’importanza di proteggersi se si è fragili (ma non solo)

Se per tutti l’Herpes Zoster è una minaccia, lo è di più per le persone fragili. Sia perché la loro condizione può aumentare i rischio di malattia, sia perché più serie possono essere le conseguenze. 

Gli anziani, per esempio, a causa del fisiologico declino delle funzionalità del sistema immunitario o della presenza di patologie, sono la fascia di età più a rischio di sviluppare la malattia: secondo uno studio recente dopo i 79 anni il rischio di ricovero per Herpes Zoster è 20 volte più alto rispetto agli under 50. Anche la presenza di diabete aumenta il rischio sia di sviluppare l’infezione da Herpes Zoster (+78%) sia di trovarsi ad affrontare la nevralgia post-erpetica (+50%). A rischio anche i pazienti onco-ematologici: i pazienti con mieloma multiplo, per esempio, hanno un rischio di infezione di 14,8 volte più alto, con possibili conseguenze sulla gestione della malattia. Rischio elevato anche per i pazienti con malattie reumatologiche, come artrite reumatoide o lupus. 

«Lo Zoster è un ‘incidente’ nella vita dei nostri pazienti che può avere un costo molto alto. Non colpisce esclusivamente i pazienti più anziani, sono più suscettibili a sviluppare lo zoster anche pazienti con una o più malattie o che per tali malattie assumono farmaci interferenti sul sistema immunitario», afferma Tecla Mastronuzzi, medico di medicina generale Bari e responsabile nazionale della Macroarea Prevenzione della Società Italiana di Medicina Generale. «Abbiamo l’obiettivo di raggiungere le coperture raccomandate per le vaccinazioni dell’adulto previste dal piano nazionale di prevenzione vaccinale», aggiunge Mastronuzzi. «E in particolare per lo Zoster la nostra parola d’ordine è “Chiamata Attiva”, individuare i pazienti che possono giovarsi della vaccinazione per lo zoster e comunicare con loro per parlare di questa opportunità. Gli ultra 65enni oggi vogliono continuare a viaggiare, a fare sport, a godersi la vita ma anche se vogliono stare a casa con i nipotini è giusto che siano aiutati a preservare la loro salute. Occuparci della salute dei nostri ultra 65enni è conveniente per tutti e la strategia vincente è la prevenzione vaccinale, per lo zoster come per tutte le malattie prevenibili con vaccino», conclude. 

Un impegno importante

«Il 90% degli adulti ha già contratto il virus della varicella quindi è potenzialmente a rischio di sviluppare il Fuoco di Sant’Antonio. Occorre pertanto maggior informazione sull’Herpes zoster, sulla nevralgia post-erpetica che rappresenta la sua principale complicazione e sulle possibilità di prevenzione grazie alla vaccinazione», sottolinea Sara De Grazia, responsabile medico scientifico GSK area vaccini. «Oggi è a disposizione un vaccino che consente di prevenire questa patologia, che può avere un profondo impatto sulla vita delle persone e delle loro famiglie. Per questo è importante che la popolazione adulta e in particolare i soggetti fragili e a rischio si rivolgano al proprio medico di fiducia per avere indicazioni su come riconoscere, comprendere e ridurre il rischio di sviluppare questa malattia debilitante», aggiunge. 

«I nostri associati hanno dei bisogni medici che vanno oltre il trattamento delle patologie reumatologiche proprio perché esprimono una fragilità particolare che va ridotta con il ricorso a tutti i mezzi disponibili, a partire dalla stessa prevenzione vaccinale. Per questo siamo impegnati, da 40 anni, nel contribuire a diffondere una cultura della prevenzione a tutela soprattutto delle persone fragili e con patologie reumatologiche anche mediante l’organizzazione di eventi sul territorio e la diffusione di comunicazioni informative e scientifiche sul tema delle vaccinazioni contro l'Herpes zoster», chiarisce Antonella Celano, presidente dell’Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (Apmarr). 

«Come medico di medicina generale ritengo necessario l'aggiornamento continuo per fornire agli assistiti informazioni utili e convincenti ai fini della prevenzione delle malattie, di cui i vaccini sono presidi indiscutibili. In veste di paziente oncologica e quindi "fragile" ho necessità di informarmi e di essere guidata in un percorso di prevenzione secondaria da tutti gli attori sanitari: il mio medico di medicina generale, l'oncologo, l'infermiere, l'assistente sanitario, il farmacista, le associazioni dei malati oncologici, la mia Asl», chiosa Maria Laura Tini, patient advocate per Fondazione IncontraDonna e medico di medicina generale.

Per Cittadinanza Attiva, «Siamo di fronte ad una malattia che finalmente oggi è facile da prevenire nell’adulto anziano e fragile. Essere protetti è un diritto da rivendicare per la propria salute ma anche un dovere verso il resto della comunità. Gli over 65 di oggi rappresentano in Italia il 23 per cento della popolazione, evitare malattie prevenibili in queste persone significa tutelarne la salute, contribuire al benessere della società ed evitare costi di ospedalizzazione e trattamento evitabili, liberando risorse da investire in altre aree prioritarie».

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