Il tabacco riscaldato non è meno dannoso di quello tradizionale. Ma smettere è più difficile

Il confronto

Il tabacco riscaldato non è meno dannoso di quello tradizionale. Ma smettere è più difficile

Disfunzioni dell’endotelio, aumento dello stress ossidativo e dell’ attivazione delle piastrine. Sono i fenomeni osservati tanto in chi fuma sigarette tradizionali quanto in chi consuma prodotti a tabacco riscaldato. Ma chi fuma le sigarette classiche riesce a smettere più facilmente

di redazione

Non sono sigarette tradizionali e neanche e-cigarette. I prodotti a tabacco riscaldato non bruciato (heat not burn) sono la terza via al fumo che ha fatto la felicità del marketing. Non c’è stato bisogno di grandi idee pubblicitarie: le parole magiche “riscaldato non bruciato” hanno funzionato da sole lasciando intendere che se non c’è combustione non c’è danno. Ma un gruppo di ricercatori italiani del Dipartimento di Scienze e Biotecnologie medico-chirurgiche dell’Università Sapienza di Roma ha dimostrato che non è così. 

I dispositivi a tabacco riscaldato somigliano molto, per alcuni effetti nocivi specifici, alle sigarette tradizionali. Prendiamo per esempio l’endotelio, il tessuto che riveste l’interno dei vasi sanguigni, di un fumatore di sigarette e di un consumatore di prodotti a tabacco riscaldato. Le disfunzioni osservate sono equiparabili. E lo stesso vale per altri parametri indicativi delle condizioni di salute dell’organismo. I fumatori di tabacco non bruciato hanno gli stessi livelli di stress ossidativo dei fumatori di sigarette tradizionali e corrono lo stesso rischio di sviluppare placche nelle arterie che possono provocare infarto o ictus. 

Lo studio pubblicato sulla rivista Thorax è di piccole dimensioni ma i risultati sono rilevanti. I ricercatori hanno messo a confronto le disfunzioni dell’endotelio, lo stress ossidativo e l’attivazione delle piastrine che provocano coaguli di sangue in tre gruppi di 20 persone della stessa età, non fumatori, fumatori di sigarette tradizionali di lunga data e consumatori abituali per un lungo periodo di prodotti a tabacco riscaldato. I fumatori convenzionali fumavano da circa tre anni e mezzo una media di 13 sigarette al giorno. I fumatori di dispostivi heat not burn consumavano circa 11 prodotti al giorno da almeno 5 anni. 

I risultati hanno dimostrato che in confronto ai non fumatori, l’utilizzo a lungo termine dei prodotti a tabacco riscaldato erano associati a una ridotta funzione dell’endotelio e a un aumento dello stress ossidativo e dell’attivazione di piastrine. Gli scienziati non hanno notato differenze significative tra i fumatori tradizionali e quelli dei prodotti senza combustione. 

Lo studio suggerisce quindi che non basta eliminare la combustione del tabacco, responsabile del rilascio di sostanze tossiche, per rendere il fumo innocuo. L’impatto negativo dei prodotti heat not burn sulla salute, ipotizzano gli scienziati, potrebbe dipendere dall'emissione di alcune sostanze nocive anche a temperature più basse. La tecnologia IQOS utilizzata dalla Philip Morris per i prodotti a tabacco riscaldato è più volte finita al centro di indagini scientifiche per valutarne i rischi. In più casi è emerso il sospetto che il calore favorisca il rilascio di alcune sostanze nocive come la formaldeide cianidrina (un precursore tossico di formaldeide e cianuro). 

Lo studio italiano, specificano gli autori, è di tipo osservazionale e non può dimostrare l’esistenza di un rapporto di causa ed effetto tra l’uso dei prodotti a tabacco riscaldato e i danni all’organismo. 

Gli scienziati riconoscono anche che il numero dei partecipanti è troppo basso per poter generalizzare i risultati. 

«Se confermati da altri studi di grandi dimensioni, questi risultati potrebbero fornire prove per scoraggiare fortemente i non fumatori a iniziare a utilizzare prodotti riscaldati e per incoraggiare i fumatori di sigarette convenzionali a smettere di fumare», scrivono i ricercatori.

Tra l’altro un secondo studio pubblicato sempre su Thorax ha dimostrato per la prima volta che smettere di usare prodotti del tabacco riscaldato è più difficile che smettere di fumare sigarette classiche. Un gruppo di ricercatori giapponesi ha seguito l’esito dei programmi anti-fumo di 158 fumatori, alcuni di sigarette tradizionali altri di dispositivi riscaldati. Ebbene, chi fumava le tradizionali “bionde” aveva maggiori probabilità di liberarsi dal vizio del fumo rispetto a chi consumava prodotti a tabacco riscaldato. Probabilmente, suggeriscono gli autori dello studio, ciò accade perché le sigarette senza combustione vengono percepite meno dannose e la spinta a rinunciarvi è più debole.