Troppo tempo con i telefonini può indurre la pubertà precoce nei bambini. Tutta colpa della luce blu

Il sospetto

Troppo tempo con i telefonini può indurre la pubertà precoce nei bambini. Tutta colpa della luce blu

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Immagine: Marielle Velander, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione
Lo studio è sui topi. I risultati dovranno essere confermati sugli esseri umani. Ma nel frattempo i ricercatori invitano a limitare l’uso degli schermi nei bambini, soprattutto la sera. Perché la luce blu riduce i livelli di melatonina, disturbando il sonno e incidendo sull’equilibrio ormonale

Ci mancava anche questa. Una delle conseguenze, inimmaginabile  per un genitore, dell’uso eccessivo di telefonini e tablet nei bambini potrebbe essere la pubertà precoce. Lo suggerisce uno studio condotto sui topi presentato al 60esimo meeting della European Society for Paediatric Endocrinology. L’ipotesi, che dovrà essere testata sugli esseri umani, si basa sulla capacità comprovata della luce blu emessa dagli schermi di danneggiare il ciclo sonno-veglia intervenendo sul rilascio della melatonina. In particolare, la luce blu ostacola il sonno inibendo l’aumento del livello della melatonina la sera. Questo processo però incide anche sull’equilibrio ormonale. Gli alti livelli di melatonina osservati nella fase pre-puberale delle ragazze sembrerebbero infatti rallentare l’avvio della pubertà. Così si spiegherebbe il nesso tra telefonini e pubertà precoce. 

I ricercatori dell’Università di Ankara in Turchia hanno analizzato l’impatto dell’esposizione alla luce blu sui livelli degli ormoni coinvolti nella riproduzione e sull’avvio della pubertà nei topi di sesso femminile. 

Gli animali sono stati divisi in tre gruppi da sei esemplari ed esposti rispettivamente alla luce naturale, a sei ore di luce blu e a 12 ore di luce blu. I primi segni della pubertà sono arrivati in anticipo in entrambi i gruppi esposti alla luce blu e maggiore era la durata dell’esposizione più precocemente arrivava la pubertà.

I ratti esposti alla luce blu avevano anche livelli ridotti di melatonina e livelli elevati di specifici ormoni riproduttivi (estradiolo e ormone luteinizzante). Mostravano inoltre cambiamenti del tessuto ovarico, coerenti con l'inizio della pubertà. I ratti del gruppo esposto a 12 ore di luce blu presentavano anche alcuni segni di danno cellulare e infiammazione nelle ovaie.

«Abbiamo scoperto che l'esposizione alla luce blu, sufficiente per alterare i livelli di melatonina, è anche in grado di alterare i livelli di ormone riproduttivo e causare un inizio precoce della pubertà nel nostro modello di ratto. Inoltre, più lunga è l'esposizione, prima inizia la pubertà. Trattandosi di uno studio sui topi, non possiamo essere sicuri che questi risultati vengano replicati nei bambini, ma questi dati suggeriscono che l'esposizione alla luce blu potrebbe essere considerata un fattore di rischio per l'inizio precoce della pubertà», spiega Aylin Kilinç Uğurlu a capo dello studio. 

I risultati dell’esperimento sui topi, come sottolineano gli stessi autori dello studio, non possono essere automaticamente applicati agli esseri umani. È difficile riprodurre fedelmente negli animali l'esposizione alla luce blu di un bambino, ma il periodo in cui avviene la pubertà nei topi è più o meno equivalente a quello degli esseri umani (tenendo conto della differente durata della vita media delle due specie). Anche i cambiamenti ormonali e dell'ovulazione che si verificano durante la pre-pubertà e la pubertà nelle femmine di ratto sono paragonabili a quelli umani. Quindi, nonostante i limiti dello studio, i risultati invitano a condurre ulteriori indagini sul potenziale impatto dell'esposizione alla luce blu sui livelli ormonali e sull'inizio della pubertà nei bambini.

«Sebbene questo studio non possa essere considerato conclusivo, consigliamo di ridurre al minimo l'uso di dispositivi che emettono luce blu nei bambini in età pre-puberale, specialmente la sera, quando l'esposizione può avere i maggiori effetti di alterazione degli ormoni», conclude Aylin Kilinç Uğurlu.